Compie 25 anni la Casa di accoglienza di via Forze Armate a Baggio, gestita dalle Missionarie della Carità fondate dalla Beata Madre Teresa di Calcutta. Oggi alle 17 il cardinale Dionigi Tettamanzi celebrerà la messa nella chiesa di Sant'Apollinare


Redazione

10/11/2008

di Luisa BOVE

Compie 25 anni la Casa di accoglienza di via Forze Armate a Milano gestita dalle Missionarie della Carità fondate da Madre Teresa di Calcutta. Per l’occasione, lunedì 10 novembre alle 17 il cardinale Dionigi Tettamanzi celebrerà la Messa nella chiesa di S. Apollinare (piazza S. Apollinare 7), poi incontrerà la piccola comunità di religiose e saluterà gli ospiti che frequentano la mensa dei poveri e la casa. Oltre a suor Laurence, la superiora di origine irlandese giunta a Milano quasi un anno e mezzo fa, ci sono altre 6 suore, 3 indiane, un’italiana, una polacca e una del Bangladesh. All’anniversario saranno presenti anche le loro consorelle della comunità di via Zendrini, nella parrocchia Santi Nabore e Felice. Oggi le Missionarie della Carità sono circa 5 mila sparse in 134 Paesi dei 5 continenti, per un totale di 757 comunità.

Le prime quattro religiose, arrivate a Milano nel 1983, vivevano a S. Marco, ma quando Madre Teresa ha visitato la struttura, si è resa conto che non era adatta ad ospitare altre persone. Pochi mesi dopo, il trasferimento in periferia, nel quartiere di Baggio, in un immobile fatiscente, abbandonato da decenni nel quale trovavano rifugio i tossicodipendenti della zona. Con l’arrivo delle suore Missionarie quella che era una vecchia caserma si è trasformata in monastero e casa di accoglienza.

«Le prime 4 religiose – racconta suor Laurence -, andavano in Stazione Centrale a portare un panino o un piatto caldo ai poveri. Iniziamo sempre dalla strada per assistere gli ultimi e farci conoscere». Nel 1985 le suore hanno aperto anche un dormitorio per uomini in via Dalmine, due anni dopo hanno trasferito questo servizio nella loro casa. Oggi oltre a 19 posti letto per donne in difficoltà, ospitano anche 25 persone (madri o donne incinte) e 14 bambini.

La mensa invece è frequentata quasi solo da uomini, circa 150, aperta tutte le sere tranne la domenica, perché dopo la Messa del mattino, celebrata anche per gli ospiti e i volontari, viene offerto il pranzo a tutti. Per ogni necessità le suore di Madre Teresa si affidano alla «Provvidenza», come dicono loro, certe di ricevere sempre gli aiuti necessari. A dare una mano c’è anche una schiera di volontari, per la maggior parte adulti, impegnati nei diversi servizi. Qualcuno di loro abita in quartiere, ma molti arrivano anche da altre zone di Milano e da "fuori", da Brescia e addirittura da Lugano dove un gruppo di 20 persone si sono rese disponibili una o due domeniche al mese. Alcuni uomini pensionati fanno servizio in cucina tutti i giorni e il loro aiuto è prezioso perché spostare i pesanti pentoloni sarebbe un’impresa. Qualche adulto si intrattiene anche con i bambini, ospitati nella casa, non solo per giocare con loro, ma anche per imboccarli e aiutare le mamme.

Quando la mensa di 120 posti non riesce a contenere tutti, la cappella interna viene trasformata in salone, in passato invece mettevano un tendone all’esterno. Fino a 10 anni fa arrivavano al convento (per la cena o un posto letto) molte persone scappate da Albania, Kosovo ed ex Jugoslavia in cerca di rifugio. Oggi si vedono soprattutto arabi, rumeni e cinesi; tra le ospiti della casa di accoglienza c’è anche una donna asiatica con il suo bambino che si sta preparando a ricevere il battesimo. Ma le Missionarie della Carità non fanno proselitismo: «Non siamo qui per convertire, è Dio che converte», dicono.

«Ogni martedì mattina alle 8 – continua la superiora – offriamo la colazione agli uomini e chi ha bisogno può ricevere anche abiti dal guardaroba». Il primo lunedì del mese invece la distribuzione di vestiti è riservata alle donne e ai bambini. Tra i volontari ci sono anche alcuni medici che fanno i turni per garantire sabato sera e martedì mattina un servizio sanitario con visite e ricette per le ospiti della casa e gli utenti di passaggio. Non mancano gli specialisti: un pediatra e un ginecologo sono presenti una o due volte al mese.

Le Missionarie della Carità non si limitano ad accogliere e aiutare i poveri che bussano alla porta del convento, ma vanno a visitare le famiglie del quartiere o di altre zone di Milano cercando di offrire loro un sostegno morale, ma anche un aiuto concreto. Si tratta soprattutto di persone straniere, provenienti dal Sudamerica, Europa dell’Est e Paesi arabi. Una volta al mese le famiglie più bisognose ricevono anche un pacco-viveri, il primo, secondo e quarto sabato gruppi di 35 famiglie ritirano un sacchetto di spesa, mentre a qualche anziano viene portato a casa.

Due religiose vanno anche in trasferta, «al supercarcere di Novara per fare colloqui con i detenuti», dice suor Laurence, «il mercoledì tengono la catechesi e incontri, mentre la domenica vanno per la Messa». La giornata delle Missionarie inizia alle 4.40 con la sveglia e fino a sera è un alternarsi di ore di preghiera e di apostolato. A guidare ogni loro gesto è la frase pronunciata da Gesù sulla croce: «Ho sete», che è scritta in tutte le loro cappelle sparse nel mondo. «Nel povero vediamo Gesù che ha sete di amore – dice la superiora -, portiamo Gesù al povero e portiamo il povero a Gesù».

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