I presupposti culturali, sociali e spirituali della proposta di "ripensare la Pastorale giovanile" diocesana


Redazione

09/09/2008

Da dove parte il progetto di “ripensare la Pastorale giovanile”, illustrato ai Decani della Diocesi nella recente “tre-giorni” di Venegono e già in atto attraverso l’assetto configuratosi con le nomine dei nuovi responsabili?

In primo luogo dalla considerazione della Pastorale giovanile come ambito di grande interesse e di nuova problematicità, anche alla luce della trasformazione ecclesiale e della scarsità dei sacerdoti impegnati come educatori dei giovani. E poi dall’osservazione che la Pastorale giovanile è un punto prospettico privilegiato per riflettere sull’intera cura pastorale e analizzare il mondo adulto e la sua capacità di trasmettere la fede.

In un contesto educativo nel quale la trasmissione della fede investe tutta la realtà della persona (e nel caso dei ragazzi acquista un particolare rilievo l’itinerario di iniziazione cristiana), in un rapporto con la modernità tutt’altro che risolto, è fondamentale prendere in esame gli ambiti di vita quotidiana che riguardano i giovani. In primo luogo la famiglia, come risorsa e come problema.

L’oratorio, con la sua capacità di apertura, di aggiornamento e di adattamento, ha un ruolo specifico. La scuola, sia pubblica, sia cattolica, merita attenzione e rilievo: proprio a partire dalla scuola, tra l’altro, i giovani sono i primi ad avvertire la necessità di un processo di integrazione etnica e religiosa nel nostro Paese. Anche la Pastorale universitaria richiede un più solido rilancio. E il lavoro va inteso nella sua accezione più ampia di preparazione professionale, gusto per l’occupazione, mondo di qualità relazionale e necessaria risorsa economica.

Quanto alle aggregazioni giovanili, rispetto al passato oggi si presentano qualitativamente più deboli, temporalmente più frammentate, numericamente plurali: i giovani si uniscono tra loro per stare bene più che per fare il bene. Alcuni fecondi cammini di aggregazione giovanile propri della tradizione ecclesiale (associazionismo, volontariato, cultura, attenzione sociale e politica) esigono di essere reinterpretati nella loro evoluzione. Mentre va data attenzione ai luoghi delle attuali forme spontanee di aggregazione giovanile: le feste private, i pub e le discoteche, la strada…

Altro ambito importante è il mondo dello sport: occorre allargare e rivitalizzare la collaborazione con le associazioni sportive presenti negli oratori e nelle comunità. Collaborazione da attuare, con reciproca stima, anche con le istituzioni, a livello regionale, provinciale e comunale.

Ma la proposta di “ripensare la Pastorale giovanile” ha anche precisi contenuti spirituali, che ruotano attorno a tre capisaldi: la centralità del mistero di Cristo (ciò significa aiutare il giovane credente a costruire un vivo e personale rapporto con Gesù), la comunione nella Chiesa (di cui i giovani apprezzano la presenza soprattutto in alcune relazioni significative, anche se la giudicano eccessivamente ridondante e statica nelle sue strutture e nei suoi linguaggi) e la testimonianza nel mondo, che esprime la tensione missionaria del progetto.

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