Il progetto è realizzato da 66 volontari, tre educatori professionali e una consulente pedagogica


Redazione

27/05/2008

di Luisa BOVE

“Passo dopo passo… insieme” è il nome dell’associazione nata nel 2003 con l’intento di coordinare l’attività di doposcuola in tre parrocchie di Sesto S. Giovanni. La prima ad avviare l’esperienza molti anni fa è stata S. Stefano che oggi, insieme a quella di S. Giuseppe, apre quattro giorni alla settimana dalle 14.30 alle 18, mentre S. Giovanni Battista offre il servizio martedì e venerdì. L’iniziativa coinvolge un centinaio di ragazzi delle medie seguiti da 66 volontari dai 15 agli 87 anni, da 3 educatori professionali e da una consulente pedagogica, ma quando occorre vengono contattati altri collaboratori.

«L’ottica con cui operiamo – spiega il coordinatore Michele Ferri – è quella di creare spazi di "benessere" a partire da un’attività, quella dei compiti, che diventano spesso un peso quotidiano per i ragazzi». Per questo «il doposcuola è aperto a tutti, non è un ghetto di poveri sfortunati. La nostra attività nasce infatti dall’idea di favorire l’apprendimento attraverso l’aiuto reciproco, tra i ragazzi e con i volontari».

Più che di «prevenzione al disagio», che potrebbe riguardare solo pochi ragazzi davvero a rischio, Ferri preferisce parlare di «benessere» per dare «a tutti la possibilità» di frequentare il doposcuola. Insomma, «non è necessario essere dei piccoli "disastri" a scuola per richiedere il nostro intervento di lifting educativo».

L’associazione ci tiene a «lavorare in rete», operando in stretto contatto con le famiglie, le scuole, le parrocchie e il quartiere. «Crediamo infatti che non si educa mai da soli e ogni volta che siamo stati autoreferenziali il progetto o l’azione non ha avuto l’efficacia sperata. Questo costringe a uscire dai propri schemi e rigidità».

Altro elemento, conclude il coordinatore, «è quello di saper coniugare la dimensione del volontariato con quella professionale», i due aspetti infatti «non si annullano, ma si arricchiscono a vicenda».

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