Dal Sinodo dei vescovi un piccolo grande passo


Redazione

28/10/2008

di Paola RICCI SINDONI

Un piccolo grande passo, quello che viene auspicato nella Proposizione 17 (“Ministero della Parola e donne”) che i padri sinodali consegnano alla riflessione del Sommo Pontefice. In essa vengono esplicitamente espressi un riconoscimento e anche una speranza. Innanzitutto la constatazione della funzione insostituibile della donna non soltanto all’interno della famiglia, ma anche nella catechesi, in ordine alla trasmissione personale della fede che passa attraverso la meditazione pensosa e concreta della Parola di Dio.

I padri non mancano, infatti, di sottolineare ufficialmente ciò che è da sempre un patrimonio universale di tutta la Chiesa: l’importanza della presenza femminile, qualche volta sottovalutata o assunta come inevitabile a fronte – specie in Occidente – della progressiva secolarizzazione della società. Eppure è sotto gli occhi di tutti il costante e affidabile esercizio del servizio ecclesiale a opera delle donne, specialmente sul territorio, nelle parrocchie soprattutto, là dove si consuma ogni giorno il difficile compito della formazione alla fede, del sostegno alle famiglie in difficoltà, del conforto sacramentale ai malati, dell’aiuto ai tanti diseredati che bussano alle porte del parroco.

La Proposizione sinodale delinea, in tal senso, alcune specifiche attitudini antropologiche che ineriscono alla sensibilità e all’intelligenza del mondo femminile, nell’esercizio della loro funzione in famiglia come nella Chiesa. Si parla qui di capacità di suscitare l’ascolto meditato della Parola, di educare alla relazione personale con Dio, di suscitare le energie spirituali per la pratica del perdono, di formare alla condivisione evangelica.

Colpisce l’attenzione dei padri sinodali a queste due ultime connotazioni antropologiche: perdono e condivisione rappresentano infatti – specie per i credenti – due fondamentali dell’umano, perché connotano la capacità, maturata nella fede, di aprirsi al mondo fragile dell’altro con un’attitudine di accettazione e di accoglimento, al fine di costruire, giorno dopo giorno, la difficile trama delle relazioni intersoggettive. Sottolineare queste due qualificazioni etiche significa anche prevederne la potenziale ricaduta sul terreno dei legami sociali, molto spesso deturpati da dinamiche di sopraffazione e di violenza, anche da parte del mondo femminile.

Nasce da questa constatazione l’auspicio che venga aperto alle donne il ministero del lettorato, esplicito riconoscimento del ruolo di annunciatrici della Parola, funzione spesso affidata in modo casuale nelle celebrazioni eucaristiche a persone tanto volenterose, quanto qualche volta inadatte, anche sul piano della sola proclamazione, a comunicare il senso dell’alterità misteriosa e solenne della Scrittura. Tutto questo dovrebbe provocare una maggiore conoscenza esegetica e biblica della Parola, aumentando l’accesso alle scuole teologiche, così da arricchire tutto il popolo di Dio di formatori più consapevoli e preparati.

Un ministero non ordinato, che non sembra costituire una tappa di avvicinamento a quello ordinato dei presbiteri. Ma pur sempre un ministero, quale riconoscimento istituzionale di un carisma ecclesiale, da cogliersi come un dono e da tradursi come un servizio necessario a tutta la Chiesa.

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