Il nuovo Lezionario entrerà in vigore con la prima domenica di Avvento a partire dalle celebrazioni vespertine di sabato 15 novembre. Il segretario della Congregazione, monsignor Claudio Magnoli, ci spiega tutte le novità e risponde ai dubbi più ricorrenti


Redazione

29/10/2008

di Stefania CECCHETTI

Non solo un libro liturgico, ma una piccola grande rivoluzione nella quotidianità dei fedeli. Questo è il nuovo Lezionario ambrosiano che entrerà in vigore con la prima domenica di Avvento. Quali novità ci troveremo di fronte andando a Messa, a partire dalle celebrazioni vespertine di sabato 15 novembre?

«Innanzitutto dobbiamo precisare – spiega monsignor Claudio Magnoli, segretario della Congregazione del rito ambrosiano – che il nuovo Lezionario arriva all’interno di una Messa che non subisce grandi stravolgimenti. Cambia unicamente la scelta di alcune letture. In sostanza potremo sentire proclamati brani diversi rispetto a quelli dell’Avvento dell’anno B ascoltati tre anni fa».

A parte una piccola novità tangibile, cioè un nuovo aspetto per il foglietto della Messa (che passerà da quattro a sei facciate, con una piegatura a tre), nella sostanza i cambiamenti non saranno poi così radicali. Per fare un esempio, nella quinta domenica di Avvento, il celebre brano della profezia di Giovanni Battista rimarrà invariato, a cambiare saranno la prima e la seconda lettura: «Non è tutto nuovo – spiega infatti mons. Magnoli -, anche perché l’Avvento ambrosiano aveva già una sua caratterizzazione, con la sua scelta di focalizzare ogni domenica una dimensione del cammino verso Natale: dalla parusia, cioè la seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi, con la rivelazione di chi sono "i figli del Regno"; all’adempimento, in Cristo, delle promesse messianiche; alle figure di Maria e di Giovanni il Battista, il precursore, che invita alla conversione del cuore».

Nel Lezionario ambrosiano del 1976, però, si cercava una mediazione, non discostandosi troppo dal Lezionario romano. «Ma così si snaturava in qualche modo la nostra tradizione – fa notare Magnoli -. Con le letture del nuovo Lezionario questo percorso di avvicinamento al Natale ritrova la sua struttura più originaria, come si è venuta formando nel corso dei secoli di celebrazione ambrosiana. Insomma, si porta a compimento quella completa maturazione del rito ambrosiano auspicata dal Sinodo 47°».

Per quanto riguarda le Messe feriali in Avvento, la novità maggiore sarà il forte parallelo con il cammino della Quaresima: entrambe le letture prima del Vangelo, infatti, saranno tratte dall’Antico Testamento, proprio come nel tempo che precede la Pasqua a sottolineare un ascolto della profezia messianica.

Ma la novità forse maggiore del nuovo Lezionario sta nella celebrazione vespertina, non una messa "pre-festiva" ma, a pieno titolo, la prima delle celebrazioni della domenica. Cosa che sarà sottolineata con la lettura di un Vangelo della Resurrezione, che verrà proclamato all’inizio della celebrazione. «Sarà possibile scegliere – spiega mons. Magnoli – tra due forme celebrative. In quella semplice dopo il canto iniziale e la lettura del Vangelo di Resurrezione, la Messa prosegue con il Gloria e poi con le tre letture domenicali. Nella forma solenne, invece, si apre con la celebrazione dei vespri, che prevede il lucernario, l’inno e responsorio, segue la proclamazione del Vangelo della Resurrezione. A questo punto inizia l’ascolto della parola di Dio, semplificata rispetto alla domenica, perché oltre al Vangelo prevede una sola lettura, che in Avvento è la prima».

Come tutte le novità, anche quella del Lezionario lascia dietro di sé qualche preoccupazione e qualche scontento. Molti temono di avere difficoltà a trovare sui media nazionali il commento alle letture della Messa. «È vero – ammette mons. Magnoli – questo è il prezzo da pagare per una ricchezza liturgica che non è di tutti. A questa perplessità, però, non c’è risposta convincente se uno non capisce il valore della diversità. Perché il problema si potrebbe risolvere solo con l’abolizione del rito ambrosiano. Piuttosto questo deve essere una spinta a proporre sussidi attraverso i nostri media diocesani e quelli locali».

L’altra perplessità che più frequentemente emerge riguarda la durata della Messa a causa dei brani scelti, che sarebbero più lunghi: «Questo è invece un falso problema – rassicura mons. Magnoli -. La pratica dimostrerà che le celebrazioni si allungheranno di 5 minuti al massimo. Il discorso, però, andrebbe affrontato alla radice. Il cristiano che va a Messa con l’orologio, forse sbaglia fin dal principio».

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