Lo studioso don Sergio Ubbiali, relatore alla V° Conferenza teologica internazionale della Chiesa ortodossa russa: «Ambiente aperto all'esterno e attento alla pastorale quotidiana

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Redazione Diocesi

29/08/2008

di Filippo MAGNI

«Gli studiosi ortodossi russi sono molto attenti a ciò che succede in occidente», racconta con un certo stupore don Sergio Ubbiali, docente di Teologia sistematica presso la Sede Centrale della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale (Milano) e all’Istituto di Liturgia Pastorale di Santa Giustina (Padova), professore esterno del Collegio Docenti alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino.

Lo studioso ha avuto occasione di entrare in contatto con la cultura ortodossa attraverso un osservatorio privilegiato: la V° Conferenza teologica internazionale della Chiesa ortodossa russa tenutasi lo scorso novembre. Si trattava di un seminario di incontri cui il sacerdote è stato invitato per relazionare ai colleghi in merito ai suoi studi sul perdono di Dio e il sacramento della confessione. «Mi ha sorpreso – spiega – la conoscenza dei testi e delle teorie occidentali da parte dei teologi russi, il passo avanti che hanno effettuato negli ultimi anni». Quella russa, aggiunge, è una Chiesa che si suppone avere «una teologia più mistica che contemplativa, più discorsiva che non razionale. Ma tale giudizio non è compatibile con l’attuale situazione».

Durante i giorni trascorsi a Mosca ricorda di aver conosciuto «numerosi teologi che hanno studiato in Occidente, quindi conoscono benissimo non solo la teologia cattolica classica, ma anche i nuovi percorsi. Molti di essi non solo leggono, ma consultano e citano la nostra letteratura moderna e contemporanea». Senza trascurare le radici e le tradizioni del mondo ortodosso, però: «È un dato di fatto che loro considerino come oggetto privilegiato i primi secoli della Chiesa e quindi questo è il loro materiale di scavo. Ma sono in grado di confrontare i loro criteri per una simile operazione di approfondimento con le posizioni della teologia più attuale in Occidente». Una Chiesa, quella russa, «molto attenta a ciò che accade al suo esterno. Era evidente la sensazione che ai relatori ospiti non fosse concesso diritto di parola solo per dovere di ospitalità o per puro formalismo, ma con vivo interesse per i contenuti che potevano offrire alla causa della teologia ortodossa».

Un secondo elemento, altrettanto significativo, rilevato dal professore teologo in Russia, è lo spiccato interesse pastorale legato al lavoro teologico. «Quella ortodossa – spiega Ubbiali – è una teologia che si lascia interpellare dalla quotidianità umana, non rimane nell’alveo della mera vuota speculazione intellettuale». A questo, probabilmente, contribuisce il clima di rapido cambiamento della società russa: «L’incontro tra l’Oriente e l’Occidente è avvenuto da tempo, gli elementi della “nostra” cultura si sono radicati in quella moscovita, creando interrogativi nuovi nella popolazione. Anche a questi cerca di rispondere la moderna teologia». Uno stile che, conclude don Sergio Ubbiali, può interessare anche la teologia cattolica e italiana più in particolare. «I fedeli chiedono che la Chiesa intervenga nei problemi quotidiani della vita, è soprattutto lì che l’opera pastorale può essere più fruttuosa».

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