Presentata in Vaticano un'inchiesta sulla lettura dei Testi sacri in chiave ecumenica. Al di là delle differenti interpretazioni, ha sottolineato il cardinale Walter Kasper, «nulla unisce le comunità cristiane come la Bibbia»


Redazione

16/10/2008

di Rita SALERNO

Tantissime persone, in diversi Paesi, dichiarano di aver fatto esperienza, almeno una volta nella vita, della vicinanza e della protezione del Signore. È uno dei dati più interessanti messi in luce dalla “Inchiesta internazionale sulla lettura della Bibbia in prospettiva ecumenica”, presentata nei giorni scorsi nella Sala Stampa della Santa Sede.

Sono intervenuti il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani, il vescovo Vincenzo Paglia, presidente della Federazione Biblica Cattolica, e il reverendo Archibald Miller Milloy, segretario generale delle Società Bibliche. In occasione della presentazione dell’Inchiesta è stato anche firmato un accordo di cooperazione per la traduzione e la diffusione della Bibbia tra la Federazione Biblica Cattolica e le Società Bibliche.

La ricerca, realizzata tra novembre 2007 e luglio 2008 per la Federazione Biblica Cattolica, ha preso in esame dodici Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Italia, Argentina e Filippine. L’indagine si è svolta su un campione rappresentativo della popolazione adulta e su un sub-campione di persone che hanno dichiarato di partecipare alla messa «almeno due/tre volte al mese».

Dall’indagine è emerso che èlarga la maggioranza di coloro che in casa hanno a disposizione una copia della Bibbia. Ma i dati sulla lettura delle Sacre Scritture non sempre sono confortanti: i livelli più bassi riguardano Francia e Spagna, con una persona su cinque che ha letto almeno un brano della Bibbia nel corso dell’ultimo anno; negli Stati Uniti la rilevazione statistica si attesta invece al 75%.

Presentando l’Inchiesta, il cardinale Kasper ha affermato che la Bibbia è rimasta un’eredità comune: «Il dialogo ecumenico, non è un negoziato diplomatico, ma significa leggere e ascoltare insieme ciò che Dio ci vuole dire».

Secondo la ricerca, il 32% degli italiani partecipa a riti religiosi almeno una volta a settimana, più dei francesi (10%) e degli spagnoli (20%), ma meno di filippini (66%), polacchi (55%) e statunitensi (45%). L’85% degli italiani prega, ma solo la metà lo fa tutti i giorni o quasi. Pochi però conoscono la Bibbia.

Solo il 14% degli intervistati è riuscito a rispondere correttamente alle sette domande poste dagli intervistatori sulla conoscenza del testo, contro il 20% dei polacchi e il 17% degli statunitensi e degli inglesi, mentre il 28% ha risposto correttamente a meno di tre domande. Si allarga l’orizzonte di chi preferisce seguire gli eventi religiosi attraverso la tv.

La ricerca si sofferma in particolare sul caso olandese, unico in cui «la differenza confessionale appare spesso significativamente correlata a quello che potremmo chiamare il grado di familiarità individuale con le Scritture». Nell’ultimo anno ha letto la Bibbia il 71% dei protestanti olandesi contro il 28% dei cattolici. I protestanti la ritengono più interessante (78% contro il 46% dei cattolici) e più legata alla vita di tutti i giorni (62% contro 31%).

Malgrado le diverse interpretazioni della Sacra Scrittura che hanno allontanato i cristiani nella storia della Chiesa, «nient’altro unisce le Chiese e le comunità cristiane come la Bibbia», ha precisato il cardinale Kasper. Essa è «veramente la base del dialogo ecumenico».

Il Cardinale non ha nascosto le difficoltà ecumeniche riguardo alla comune interpretazione biblica: «È su quella che ci siamo divisi». Ci sono stati «sviluppi unilaterali, limiti e problemi e abusi di metodo storico e critico». Talvolta questi metodi «ci hanno distaccati» e «facendo così ci si è dimenticati che la Bibbia è un libro nato nella Chiesa e per la Chiesa».

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