Il priore di Bose Enzo Bianchi, presente come esperto al Sinodo dei vescovi: «Spero che i cristiani abbiano un contatto sempre più personale con il testo e che ne facciano davvero il libro canonico»


Redazione

06/10/2008

di Rita SALERNO

Per la prima volta è stato invitato a prendere parte al Sinodo dei vescovi in qualità di esperto. Il priore della comunità monastica di Bose, Enzo Bianchi, che dal 1965 coniuga una vita di preghiera e di lavoro con un’intensa attività di predicazione, studio e ricerca biblico-teologica, fa parte di un ristretto gruppo di esperti (41) e auditores (37) provenienti da tutto il mondo, chiamati dalla segreteria del Sinodo a partecipare e a offrire il proprio contributo ai lavori.

«Penso che la mia piccola, povera competenza verta soprattutto sulla prassi della lectio divina nella Chiesa – sottolinea Bianchi -, perché effettivamente ho molto contribuito al recupero di questa grande tradizione della Chiesa antica, che si era persa negli ultimi secoli. Certamente Giovanni Paolo II e ancora più volte Benedetto XVI hanno raccomandato questa maniera di ascoltare la Parola di Dio contenuta nelle Scritture. La consigliano ai presbiteri, alla vita religiosa, ma anche a tutta la Chiesa. Spero di poter dare un piccolo contributo su questa prassi, per me molto familiare perché da più di quarant’anni la pratico ogni giorno nella mia comunità e più volte anche all’interno delle Chiese quando sono chiamato per insegnare la lectio divina o per mostrare come la lectio divina può trovare la Parola di Dio nei testi della Scrittura».

Se si volge lo sguardo indietro al cammino che la Parola di Dio ha percorso all’interno della Chiesa nei decenni successivi al Concilio, quali sono a suo avviso le prospettive future per la Parola di Dio nella Chiesa?
Credo che occorra davvero riconoscere che il Signore ha accompagnato in questi anni la Chiesa in maniera, oserei dire, molto dinamica ed efficace, perché la Parola di Dio è veramente al cuore delle comunità, ha costituito un vero e proprio rinnovamento nel post-Concilio, in quanto è diventata l’ispiratrice delle omelie e della predicazione. Ma è diventata anche la preghiera attraverso l’ascolto della Bibbia, la preghiera di molti cristiani nel quotidiano. E ha fornito ai cristiani la regola del Vangelo, per cui oggi direi proprio che nel popolo di Dio nell’azione quotidiana si cerca di essere ispirati dallo spirito del Vangelo. Certamente si possono sempre registrare inadempienze e deficienze, ma occore riconoscere che a partire dalla Dei Verbum, il testo conciliare sulla Parola di Dio, si è fatto un grande cammino in tutte le Chiese. Spero poi che negli anni prossimi ci sia sempre più un contatto personale dei cristiani con il testo della Bibbia. Mi auguro che ne facciano davvero il libro canonico, il libro regola della loro vita e la fonte della preghiera mediante un ascolto assiduo e attento. E spero per tutta la Chiesa che il contesto liturgico in cui la Parola di Dio viene data alla Chiesa sia sempre più sentito come eloquente e capace di ispirare una vera interpretazione biblica: allora anche la tradizione della Chiesa allora verrà respirata dai fedeli e da ogni cristiano.

L’Instrumentum Laboris del Sinodo dedica un capitolo «ai rapporti ecumenici ed interreligiosi senza dimenticare i nessi della Bibbia con coloro che si dichiarano lontani dalla Chiesa o addirittura non credenti». Si tratta del dialogo che di norma accompagna la missione, è stato detto durante la conferenza stampa di presentazione del documento, dato che la Sacra Scrittura è un importante vincolo di unità con gli altri cristiani, membri delle Chiese e comunità cristiane. Versante su cui lei è impegnato da tempo…
L’Instrumentum Laboris presenta questo tratto di grande attenzione alle altre Chiese cristiane e ai cristiani delle altre confessioni religiose ai quali ci unisce il testo sacro e la fede comune che nella Bibbia è contenuta la Parola di Dio. Nello stesso tempo l’Instrumentum Laboris dice anche di guardare alla Bibbia come al grande codice che ha ispirato la cultura occidentale e senza la quale sarebbe impossibile comprendere in Occidente pienamente tutte le arti. La Bibbia è stata davvero ispiratrice di cultura e in questo senso ha fornito le basi all’Occidente. Allora, come grande codice, può essere davvero il fondamento per il confronto, il dialogo, il dibattito ed è un testo sacro che può essere messo accanto alle altre vie religiose per vedere come queste vie di sapienza e di esperienza umana qualche volta si incrociano, al di là dell’unica rivelazione di Dio piena che ci è stata data nella Bibbia e che ci ha rivelato il Dio di Gesù Cristo e, in ultimo, Gesù Cristo come il vero Dio, nostra vita e nostra verità.

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