Viaggio in diocesi alla scoperta delle tante e diverse esperienze nel tradizionale gesto di Avvento dell'andare incontro alle persone


Redazione

28/11/2008

di Luisa BOVE

In diocesi la fantasia si spreca per trovare i tempi, i linguaggi e le modalità più adatte perché la benedizione natalizia delle famiglie raggiunga potenzialmente tutti. Questo gesto «dell’andare incontro» alle persone secondo l’Arcivescovo può «essere un’occasione propizia di conoscenza umana e di annuncio evangelico».

Ogni parrocchia, Unità e Comunità pastorale sceglie la formula che ritiene più idonea conoscendo territorio, contesto sociale e parrocchiani. C’è chi assicura la visita a tutte le famiglie e chi a rotazione ogni anno ne visita una parte. In alcuni casi se ne fanno carico solo i sacerdoti, in altri vengono invece coinvolte anche le persone consacrate, i diaconi e i laici. C’è chi passa di casa in casa e chi raduna gli inquilini di un unico caseggiato, chi invita i parrocchiani in chiesa per la benedizione comunitaria e chi chiede alle famiglie che siano loro a chiedere la visita.

Nella parrocchia S. Ambrogio di Rozzano per esempio ogni anno i due preti girano solo metà quartiere «per avere la possibilità di fermarsi qualche minuto in ogni famiglia», dice don Carlo Mantegazza. La comunità conta infatti 7.500 fedeli per un totale di circa 3 mila nuclei familiari. La presenza di tante coppie giovani che lavorano ha indotto il parroco a privilegiare l’orario serale, dalle 18 alle 21.

«Due o tre giorni prima mandiamo una lettera alle famiglie indicando il giorno in cui passiamo. La scelta di qualche anno fa è stata quella di andare da chi la benedizione la chiede: per questo nella busta mettiamo un biglietto che dovrà essere appeso sulla porta di casa (come segno che si desidera la visita del sacerdote, ndr) e noi suoniamo a chi l’ha esposto».

In questo modo i preti di S. Ambrogio raggiungono lo stesso numero di famiglie rispetto a quando bussavano a tutte le porte. «Questa scelta ci toglie magari qualche occasione di incontro – ammette don Mantegazza -, ma qualifica la visita». I preti non sono accompagnati da nessuno durante le benedizioni natalizie: «Il fatto di essere da soli qualche volta facilita la confidenza e lo sfogo, che altrimenti alla presenza dei chierichetti non ci sarebbe». Una scelta del Consiglio pastorale è stata quella di non accettare offerte, ma di invitare tutti a portarle in chiesa. «Questo ci pare qualificante – spiega il parroco -, perché la metà di famiglie che incontriamo non vengono mai a Messa e ci vedono solo in quell’occasione». I laici non sono mai stati coinvolti per aiutare i preti nelle benedizioni natalizie, «perché non siamo ancora convinti, preferiamo piuttosto coinvolgerli nelle visite alle famiglie per il battesimo».

A Cinisello Balsamo invece la visita «è quasi esclusivamente affidata ai laici», dice don Giuseppino Barlocco, parroco della Sacra Famiglia. Ad introdurre la nuova modalità era stato il suo predecessore don Armando Cattaneo. «A noi sacerdoti restano solo alcune categorie di persone. Andiamo infatti dalle famiglie dove c’è stato un battesimo, un matrimonio, un lutto o dove ci sono dei malati, il prete dell’oratorio invece visita le famiglie dei ragazzi della Cresima». «Domenica 30 novembre, alle due Messe del mattino, daremo il mandato ai “visitatori”», dice il parroco. «Riceveranno anche un kit per la benedizione contenente il testo della preghiera, l’acqua benedetta e una candela da mettere alla finestra di casa». La prima settimana di dicembre una cinquantina di persone adulte e qualche giovane inizieranno le benedizioni natalizie. Ogni coppia visiterà circa 80-100 famiglie privilegiando l’orario serale.

Quando era a Limbiate invece le visite duravano sei settimane ed erano fatte da preti, suore e laici. Ogni anno le famiglie ricevevano la benedizione da una figura diversa.

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