«...Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Eli, Eli, lama sabachtàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"» (Mt 27,46)


Redazione

21/03/2008

di Clara KOPCIOWSKI

Piange Gesù dalla croce: «Eli, Eli, lama sabachtani?». «Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Un grido che commuove e impone una riflessione su quel “perché”.

Quando Adamo ed Eva si prendono l’arbitrio di mangiare del frutto della Conoscenza, Dio concede loro di usarla sulla terra: ma alla Luce dello Spirito Divino e dell’intelligenza che aveva loro donato! E da Padre Misericordioso, li avverte che con la Conoscenza nasce la Responsabilità: verso se stessi e verso gli altri. Dice: a voi scegliere il “bene”, cioè la vita o la morte: quella dello spirito!

Ma qual è la tragica situazione dell’epoca di Gesù? Roma al mondo conquistato impone la sua legge e crocifigge chi si ribella: Galli, Britanni, Ebrei. Ma Gesù, come i suoi fratelli ebrei, ha già la legge di Dio, la Torà che insegna: Non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te! Rimangono perciò fedeli al loro Credo e per sottrarsi allo strapotere romano si nascondono sui monti, li attaccano e vengono definiti “ladroni”: i romani crocifiggono i ribelli, non i ladri!

I romani hanno una lunga storia di auto e altrui corruzione: comprano perciò pochi ebrei traditori, i Sadducei e, come avevano fatto i Siri al tempo dei Maccabei, li nominano sacerdoti. Ma per gli ebrei i Sadducei sono “falsi” sacerdoti. I veri sono i Cohanim, come confermano i Vangeli che dicono: «I Sacerdoti (i Sadducei traditori) non ardivano arrestare Gesù, per paura della folla!». Una folla di ebrei che lo difendeva! E se Gesù era così famoso, perché ricorrere al bacio di Giuda per riconoscerlo?

Comunque, dato che il Sinedrio era stato esautorato, è il Procuratore romano Ponzio Pilato a condannare a morte Gesù come “Re dei Giudei” (I.N.R.I., Jesus Nazarenus Rex Judeorum), e sono i soldati romani a porre sul suo capo una corona di spine e sul suo corpo un manto: un estremo dileggio che non indietreggia neppure dinanzi alla morte, e che umilia non solo Gesù, ma tutto il popolo ebraico di cui rappresenta il Re! Ed ecco che, a causa dei romani che usano nel modo peggiore la Responsabilità, pagano gli innocenti: Gesù e i due crocifissi accanto a lui che si guardano.

Nei loro occhi il dolore, ma anche la fierezza per aver tentato di continuare la missione di Abramo: «Va’ e sii di benedizione per tutti i popoli della terra!» (Gen. 12-3), perché si avveri l’Epoca Messianica. E gli ebrei – padri, madri e sorelle – piangono. Pensate che Maria e Giuseppe avrebbero sghignazzato dinanzi alla morte del figlio Gesù? Ma Isaia aveva detto agli ebrei (41, 9): «Tu sei il mio servo, t’ho scelto… quelli che son contro di te periranno».

Dove è finito l’immenso Impero romano? Ma sono forse migliorati gli uomini nel tempo? Hanno forse imparato a usare la Conoscenza alla luce della Responsabilità comune? Anche nei lager i padri e le madri piangono guardando i nazisti che conducono i figli stremati dalla fame e dalle torture ai forni crematori. Si rivolgono al cielo e gridano: «Eli, Eli, lama sabachtani?».

Perché dunque il silenzio di Dio? Dice il Talmud: «Ogni uomo deve considerare il mondo diviso al 50% in giusti e al 50% in malvagi». Di ognuno è quindi la responsabilità di far pendere la bilancia dalla parte dei giusti! Tutti gli uomini sono figli di Dio: allora è Dio che ha abbandonato gli uomini, o sono gli uomini che hanno abbandonato Dio, e Gesù, il popolo ebraico, i giusti, sono le vittime innocenti?

Di Israele dice Isaia (53,3): «Disprezzato, abbandonato dagli uomini… era spregiato e nondimeno erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato!». Oggi il mondo è enormemente avanzato tecnologicamente: ma moralmente? I nostri figli, la guerra, la prepotenza, il bullismo li imparano dai giornali, dalla televisione! Troppo spesso l’umanità spera in un “miracolo” per risolvere i problemi: ma il miracolo deve compierlo l’umanità assumendosi la responsabilità di scegliere il bene e di ripudiare il male!

Dice Isaia (7,23): «Ascoltate la mia voce… e sarò il vostro Dio, e voi sarete il mio popolo. Ma essi non ascoltarono… e invece di andare avanti si sono “volti indietro”». Tutta l’umanità è “il popolo di Dio”: e oggi, ahimé, pare che invece di andare avanti, di scegliere la via del dialogo, ci si volti indietro per tornare a schemi che si speravano superati!

Quando finalmente l’uomo stabilirà sulla terra quella pace che nel Gan Eden gli era stata donata e che ha volontariamente perduto? Ce lo dice Isaia (11- 3,9): quando dividerà il pane con chi ha fame, condurrà a casa gli infelici senza asilo, coprirà gli ignudi; quando non giudicherà dalle apparenze, non darà sentenze stando al sentito dire; quando la giustizia e la fedeltà saranno la base della vita. Allora «il lupo abiterà con l’agnello, il leopardo giacerà col capretto e un fanciullo li condurrà: non si farà né male né danno perché la terra sarà ripiena della conoscenza dell’Eterno».

E finalmente non saremo più costretti a dire «Eli, Eli, lama sabachtani?», perché (Isaia 58-6) «la Luce spunterà come l’aurora,… tu chiamerai e l’Eterno ti risponderà: “Eccomi”».

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