Domenica 3 febbraio la XXX Giornata. Spunti e riflessioni dal messaggio dei vescovi


Redazione

29/01/2008

a cura di Luigi CRIMELLA

«I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall’amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro». Si apre così il messaggio del Consiglio episcopale permanente della Cei per la 30a Giornata per la vita, che verrà celebrata domenica 3 febbraio a partire dal tema “Servire la vita”.

Il messaggio abbraccia i vari aspetti e momenti della vita umana, dalla nascita fino alla vecchiaia e alla morte naturale. Qui di seguito, spunti e pareri a partire dal testo dei vescovi, in un momento in cui il tema della vita ha assunto una notevole visibilità e centralità nel dibattito pubblico.

Far “spiccare il volo”. «Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura quanto un Paese rispetti se stesso – così scrivono i vescovi -. La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori. Lo sono al momento del concepimento dei loro figli: il dramma dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella maternità e nella paternità. Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed èimportante che, crescendo, siano incoraggiati a “spiccare il volo”, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita».

Più avanti i vescovi parlano della rivendicazione del «“diritto a un figlio” a ogni costo, anche al prezzo di pesanti manipolazioni eticamente inaccettabili». «Un figlio non è un diritto, ma sempre e soltanto un dono. Come si può avere diritto “a una persona”?», chiedono, invitando a considerare «altre forme di maternità e paternità», quali l’adozione e l’affidamento.

La cultura di oggi sui figli. «La cultura di oggi sembra vedere il figlio quasi come un’appendice dei genitori, in alcuni casi come un “rischio” o un “attentato” alla felicità di coppia, in altri come “ingrediente” necessario da procurarsi a tutti i costi per la propria felicità. Invece il messaggio dei vescovi ci indica che i genitori sono al servizio della vita e del futuro dei figli». Lo dice monsignor Sergio Nicolli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei, sottolineando che «non solo i figli non sono una proprietà dei genitori», ma anche che «essi costituiscono una grande ricchezza per ogni Paese. Lo Stato dovrebbe così tener conto del servizio che le famiglie fanno alla società, sostenendole e aiutandole a vivere questa loro missione di generare e crescere i figli».

Gli attacchi alla vita. «Dal 1978 al 2006 le statistiche ufficiali parlano di circa 4.750.000 aborti, che sommati a quelli del 2007 portano a un totale di circa 5 milioni di bambini non nati». Sono dati del Movimento per la vita (Mpv), da 30 anni impegnato per la difesa della vita. «Ècome se due o tre grandi città italiane fossero state cancellate di colpo», afferma il presidente nazionale Carlo Casini, parlando anche delle tante «bugie» che in questi anni sono state dette sul fenomeno delle interruzioni di gravidanza.

«Quella che viene definita una “buona legge” – afferma Casini – in realtà si sintetizza nella cifra spaventosa di 130-140 mila aborti l’anno. E anche in altri Paesi europei gli aborti, invece di diminuire con la liberalizzazione, sono aumentati: in Francia erano 134 mila nel 1976 e oggi sono oltre 210 mila; nel Regno Unito si è passati dai 25 mila del 1968 ai 207 mila del 2004». La scelta da compiere, secondo il Mpv, «è di sostenere i consultori perché nel loro lavoro diano la preferenza alla vita, che rappresenta l’interesse sociale, culturale e persino demografico del Paese».

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