Nel comunicato diffuso al termine del Consiglio permanente della Cei si sottolinea come una eventuale legge sul "fine vita" «sarebbe cosa ben diversa da una normativa che legittimi la nozione di testamento biologico»


Redazione

01/10/2008

Avvio della riflessione per definire il tema degli orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020; approvazione del testo della “Lettera ai cercatori di Dio”; esame della prima bozza della nota Educare al bene comune; considerazioni sulla traduzione italiana della Editio typica tertia del Messale romano e preparazione della nuova edizione italiana del Rito delle esequie: sono alcuni dei punti dei quali si è occupato, la scorsa settimana, il Consiglio permanente della Cei. Ne parla il comunicato finale diffuso e presentato ieri in Vaticano dal segretario generale uscente, monsignor Giuseppe Betori, arcivescovo eletto di Firenze.

Dopo aver ricordato le persecuzioni in corso in India contro i cristiani, verso i quali è stata espressa da parte dei vescovi «accorata solidarietà», il comunicato fa cenno alla Giornata mondiale della gioventù a Sydney, definita «una straordinaria occasione di dialogo tra il Papa e le giovani generazioni». Anche il recente pellegrinaggio di Benedetto XVI a Lourdes viene richiamato come «significativo luogo di esperienza ecclesiale». Si sottolinea, rifacendosi a questi due eventi, che «l’impegno evangelizzante della Chiesa debba assumere sempre di nuovo la forma dell’accompagnamento educativo».

Riguardo lo «scenario politico», vengono ribadite le parole del presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che nella prolusione ai lavori aveva definito l’Italia «più che un Paese da incubo… un Paese che ciclicamente conosce gli spasmi di un travaglio incompiuto». Si ribadisce poi che «la legittima aspirazione a un modello federalista, soprattutto in campo fiscale, se può essere incentivo a una maggiore responsabilità nella gestione delle risorse, non può pregiudicare il principio della solidarietà e della comunanza dei destini, cardini dell’unità del Paese».

Il documento riserva attenzione anche al tema della eventuale legge sul “fine vita”, ricordando che essa «sarebbe cosa ben diversa da una normativa che legittimi la nozione di testamento biologico, espressione di una cultura dell’autodeterminazione». Il comunicato ribadisce la necessità di evitare «forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano».

Occupandosi specificamente del caso di Eluana Englaro, il comunicato finale ricorda il principio del rispetto della vita, dal concepimento alla fine naturale, e fa poi riferimento all’approvazione del Messaggio che sarà pubblicato in occasione della Giornata per la vita del 2009, intitolato La forza della vita nella sofferenza, a conferma «della costante attenzione della comunità cristiana a questa frontiera decisiva dell’esistenza umana, capace di evidenziare la forza innovativa e paradossale del messaggio evangelico, che in Cristo trasforma la sofferenza e la morte stessa in occasione di riscatto e salvezza».

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