A Kamiti (Kenya) una Missionaria della Consolata accoglie in un'apposita struttura giovani usciti dal carcere minorile e li aiuta nel processo di reinserimento nella società


Redazione

24/04/2008

di don Roberto DAVANZO
Direttore Caritas Ambrosiana

Abbiamo trascorso la seconda giornata in Kenya all’interno del grande territorio di Kamiti, a nord-est di Nairobi, che in un’area straordinariamente verde raccoglie diverse strutture carcerarie: lo Yctc (un carcere minorile capace di ospitare fino a 250 detenuti), la struttura per la “media sicurezza” e quella di “massima sicurezza”, nonché le abitazioni delle famiglie della guardie carcerarie.

Lì incontriamo sr Raquel – di origine argentina, Missionaria della Consolata, da diversi anni in Kenia – ispiratrice di un’altra struttura, sempre a Kamiti, dedicata ai ragazzi usciti dall’Yctc, ma particolarmente sprovveduti e abbandonati. Èchiamata Cafasso House in onore di San Giuseppe Cafasso, che nella Torino di metà ’800 iniziò una profetica azione di apostolato nelle carceri di quella città e ispirò don Bosco a immaginare un metodo preventivo che tutto il mondo conosce.

L’opera di sr Raquel è supportata da alcuni mesi anche da Caritas Ambrosiana, attraverso una raccolta fondi lanciata con il foglio informativo Caritas Progetti e con la presenza di Emanuele, volontario in servizio civile dallo scorso ottobre.

Nella Cafasso House vengono ospitati alcuni ragazzi (oggi ce ne sono cinque) provenienti dal carcere minorile per essere aiutati in un processo di riabilitazione e di reinserimento nella società. Ragazzi segnati da fragilità psicologiche e da dipendenza da droghe: la trasgressione che li ha condotti in carcere ha radici profonde, per estirpare le quali è nata e opera la Cafasso House.

I ragazzi restano nella struttura di sr Raquel per un periodo che dipende dal livello educativo di ciascuno e dalla capacità di poter badare a se stessi: molti di questi ragazzi non sanno neppure leggere e scrivere, hanno una pessima immagine di sé, non posseggono alcuna abilità lavorativa.

Si intuisce come l’azione educativa di sr Raquel e dei suoi collaboratori cerchi di operare a favore di una sempre maggiore autostima, di una alfabetizzazione seppur minimale, di un avviamento lavorativo, il tutto all’interno di un clima che nessuno di questi ragazzi ha mai sperimentato: quello della famiglia.

La prossima estate, per la prima volta, invieremo a Kamiti un gruppo di otto giovani all’interno del progetto di Caritas Ambrosiana dei “cantieri della solidarietà”. Il nostro intendimento è quello di operare a favore dei ragazzi della Cafasso House, di offrire momenti di animazione per i bambini del personale carcerario, in collaborazione con i giovani che frequentano la cappella cattolica dedicata all’Assunta.

Ormai la giornata volge al tramonto e sr Raquel ci racconta dei suoi progetti per il futuro: quelli di allargare la struttura attraverso la costruzione di un’altra palazzina per poter ospitare un maggior numero di ragazzi e l’ampliamento di iniziative di autofinanziamento (agricoltura, allevamento di animali da cortile…).

Due le connessioni con quanto stiamo vivendo nelle nostre città. La prima riguarda l’invenzione di un meccanismo di lotta alla criminalità capace non solo di allontanare il delinquente dalla società, ma anche di portarlo alla consapevolezza del male commesso e al fermo intendimento di iniziare una vita nuova, supportando intelligentemente i soggetti più fragili ed esposti a rientrare nei circuiti criminali. Il secondo legame con il nostro oggi ha a che fare con il sostegno alla famiglia, affinché a nessun bambino manchi mai l’esperienza gioiosa di sentirsi voluto bene.

Dal Kenia, per ora, queste priorità. Domattina, messa nella struttura di massima sicurezza, alla presenza di detenuti in attesa di sentenza capitale. Pregheremo per loro e per i governanti di tutto il mondo, immaginando di poter chiedere loro «quanto giusta pensate che sia una sentenza che decreta morte» (De Andrè).

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