Al via la scuola di formazione promossa dalla diocesi e da una larga parte del mondo cattolico ambrosiano. La Chiesa milanese investe sulle nuove generazioni, perché coglie il desiderio di un rinnovato impegno nella società. Le riflessioni di Eros Monti e Severino Pagani


Redazione

08/09/2008

di Pino NARDI

“Date a Cesare quel che è di Cesare” è il titolo del percorso di formazione sociale e politica per giovani che partirà il prossimo 3 ottobre. Promosso dalla diocesi insieme a una larga parte del mondo cattolico milanese, è un segnale di grande investimento formativo su un tema considerato, a torto, lontano dall’interesse delle nuove generazioni. La Chiesa ambrosiana lo ha capito e torna con un nuovo progetto per formare coscienze avvertite e, in prospettiva, la futura classe dirigente.

«La scelta ha più di una motivazione – risponde monsignor Eros Monti, vicario episcopale per la Vita sociale -. Anzitutto, perché il percorso formativo è partito “dal basso”, da un gruppo di giovani che si è reso disponibile a un approfondimento specifico, dopo essere stato sensibilizzato sulla Costituzione nel suo sessantesimo anniversario. Si tratta quindi di una domanda già esistente nel mondo giovanile, che abbiamo cercato di ascoltare e di capire».

«Ciò che sorprende sempre, al di là di molti luoghi comuni – prosegue Monti – è che non è vero che ai giovani la politica non interessa o rimane al di fuori dell’orizzonte delle proprie scelte. Basta creare opportunità perché questa domanda possa emergere, prendere forma e svilupparsi. Il tentativo di questa proposta è proprio quello di mettere a disposizione di tutti i giovani che lo vorranno quelle competenze di base che consentano loro non semplicemente di adattarsi o addirittura di subire un determinato costume sociale e civile, ma di interpretarlo con responsabilità, consapevolezza, per intervenire nei suoi riguardi in modo costruttivo e comune, non invece in modo emotivo, isolato o frammentario».

Un investimento forte per renderli protagonisti: «Infatti, si vorrebbe poter far crescere in loro la disponibilità a servire in modo sempre più qualificato, tramite il rispettivo impegno professionale, sociale e politico, il bene degli altri, di molti altri; in una sola parola, il bene comune – continua monsignor Monti. – I giovani rappresentano il futuro della nostra società: il percorso che sta per iniziare rappresenta un modo di dare loro fiducia, di dire che scommettiamo davvero su di loro, che a loro è data la straordinaria possibilità non di prolungare l’esistente in una logica di mera sopravvivenza, ma di progettare ed edificare, non senza sforzo, un futuro nuovo e migliore. Per tutti».

La scuola di formazione è dunque un segnale di “risveglio”. Lo conferma anche monsignor Severino Pagani, vicario episcopale per la Pastorale giovanile: «Molti giovani oggi che partecipano alla comunità cristiana, diversamente da quanto può sembrare a un primo sguardo, stanno entrando in una nuova sotterranea riflessione politica. C’è una nuova sensibilità. Gli schemi interpretativi di qualche anno fa sono molto lontani e le vecchie aggregazioni, se pur buone, sono ormai alle spalle. Oggi i giovani sono più aderenti alla realtà e refrattari di fronte a ogni ideologia. Da una parte chiedono maggiore razionalità nell’agire politico, a cui è legato il bisogno delle soluzioni di problemi concreti che li toccano da vicino; dall’altra vogliono mantenere uno spirito di solidarietà, che non sia spazzato via da un pragmatismo senza scrupoli. Il dibattito giovanile a cui ho assistito in questi ultimi tempi si snoda dentro questi passaggi».

«Una scuola di formazione politica è senz’altro un invito al risveglio, è una buona possibilità per continuare questa riflessione che deve essere capace di mantenersi ancorata alla realtà e capace di progettare il futuro – prosegue Pagani -. I giovani sono capaci, bisogna aprire loro le porte concretamente e non portarli al passato».

Una nuova generazione di giovani cattolici impegnati nella società: quale ruolo possono svolgere? «Ha il compito di unire razionalità e pratica nella politica, su una base di valori condivisi. I giovani hanno bisogno di potere per poter servire, cercano un servizio reale e un lavoro possibile, per non chiudersi in un’egoistica soddisfazione dei propri bisogni individuali. Ci sono giovani che hanno voglia e che sanno dialogare. Speriamo che la preoccupazione ideologica, laica o religiosa, non li catturi subdolamente e non li faccia morire prima di crescere».

Per questa iniziativa è coinvolta una larga parte di enti, associazioni e movimenti cattolici. Anche le parrocchie sono mobilitate: si tratta dunque di un’occasione di testimonianza e impegno per certi versi anche inedita in una stagione di forte pluralismo sui temi politici. Quale ricaduta avrà sulle comunità cristiane?

«Si tratta di un ulteriore elemento di novità – risponde monsignor Monti -, il fatto che l’itinerario preparatorio di questa scuola di formazione sia stato caratterizzato dalla presenza attiva di numerosi voci del mondo cattolico, attente alla formazione e all’impegno sociale. Questo, pur in termini e in modi ancora iniziali, ci ha aiutati sia a cogliere l’ampiezza e la ricchezza di quanto già esiste in quest’ambito, sia a meglio disporci al dialogo e al confronto in un clima di complessità come l’attuale, in cui occorre muoversi in modo non semplicistico o superficiale. Si tratta, per ora, di un avvio che promette bene, sostenuto dalla volontà espressa da tutti gli intervenuti di proseguire nella linea dell’approfondimento e di un discernimento comune. Anche al di là di questa iniziativa. Ci auguriamo tutti, pertanto, che questo stile e clima contagi favorevolmente anche il vissuto delle nostre comunità, secondo quanto l’Arcivescovo ci ripete spesso invitandoci a uno stile comunitario improntato a una sempre maggiore comunione, collaborazione e corresponsabilità».

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