L'8 settembre, festa della Natività della B. V. Maria, l'Arcivescovo inaugura il nuovo anno pastorale. Il 2008-09 segna la terza tappa del percorso che il cardinal Tettamanzi ha dedicato alla famiglia


Redazione

01/08/2008

di Dionigi TETTAMANZI
Arcivescovo di Milano

Carissimi, iniziando quest’anno la terza tappa del Percorso pastorale mi chiedo: a chi desidero rivolgermi? Ai singoli, alle famiglie, ad alcune categorie di persone, alle comunità cristiane, a tutti? Mi rivolgo, in primo luogo e direttamente, alle famiglie, a tutte le famiglie indistintamente. Vorrei dire: Famiglia, permettimi di parlare con te, così come sei nella concretezza della tua vita quotidiana.

Non sei una semplice aggregazione sociale. Sei un “tu” personale e indispensabile, un soggetto di fondamentale importanza per la Chiesa e per la società! Né l’una né l’altra potrebbero fare a meno di te. Per loro tu sei autentica cellula vitale e risorsa incomparabile! Di te la Chiesa e la società vivono; in te possono scoprire le sorgenti della vita, la custodia della sofferenza, l’ospitalità dell’amore. Da te la Chiesa e la società ricevono edificazione e testimonianza; le tue gioie e i tuoi progressi sono le gioie e le speranze di tutti; senza di te verrebbe a mancare qualcosa non solo di prezioso, ma di irrinunciabile, di costitutivo.

Accogli dunque queste mie pagine come la lettera di una persona cara, che trasmette stima, affetto, gratitudine. Come fratello e vescovo sento vicina a me ogni famiglia, così come è, in qualunque condizione si trova: famiglie che conducono un’esistenza all’insegna della serenità, della condivisione e della gioia, e famiglie che attraversano la difficile stagione della sofferenza e del lutto, o il cui cuore è ferito (cfr Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito. Lettera agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione).

Penso alle famiglie che hanno potuto trasmettere il dono della vita ai propri figli, a quante soffrono per l’impossibilità di farlo, alle famiglie che hanno trovato altre modalità di esprimere la propria fecondità. Penso alle famiglie più giovani, appena costituite, e a quelle sorte da tanto tempo; a quelle giunte da Paesi e culture geograficamente distanti da noi, con un bagaglio culturale per noi nuovo, e a quelle che hanno da sempre abitato il nostro territorio. Mi rivolgo alle famiglie disagiate e a quelle che stanno bene. Il mio pensiero va alle famiglie credenti e a quelle non credenti, alle situazioni familiari nelle quali l’amore è forte e sincero, oppure è incerto e fragile.

Tutte, tutte quante siete famiglie degne di rispetto, di ammirazione, di stima, di affetto! Tutte avete qualcosa di bello, di grande, di unico da testimoniarci e da trasmetterci. Vorrei potervi incontrare e ascoltare di persona i sentimenti, le attese, i dubbi e i problemi con i quali, come famiglia, dovete quotidianamente confrontarvi sul vostro territorio, nelle vostre comunità, nel mondo e nel clima culturale di oggi.

Vorrei poter dialogare con voi, in modo semplice e sincero: come avviene tra le persone di una stessa famiglia! Già nella prima tappa del Percorso pastorale (Famiglia ascolta la parola di Dio, anno pastorale 2006-2007 ) avevo chiesto a tutte le comunità parrocchiali di realizzare momenti di incontro e di ascolto della Parola di Dio e della parola viva delle famiglie. Penso in particolare agli interrogativi legati all’esperienza di fede, ai problemi della vita morale e alle fatiche dell’educazione dei vostri figli, su cui mi sono soffermato nella seconda tappa del Percorso dell’anno pastorale 2007-2008 (Famiglia comunica la tua fede).

Vorrei quest’anno proseguire con voi il dialogo sulle questioni che riguardano la vita pubblica e civile, sulle questioni che legano la famiglia alla società, al mondo della scuola e del lavoro, all’ambiente sociale, al quartiere o alla città o ai paesi nei quali abitate. Vorrei con voi riprendere il cammino in questo anno pastorale 2008-2009, perché veramente la famiglia diventi l’anima del mondo.

Nel mio cuore sta un desiderio grande al termine di questo triennio pastorale. Vorrei dirvi: care famiglie, ormai non ho più bisogno di aggiungere altro riguardo a voi, al vostro cammino di fede, alla vostra esperienza vissuta, perché siete diventate voi stesse la mia lettera, il riflesso vivo di quel piccolo vangelo «scritto ogni giorno con le scelte e i gesti, anche i più semplici e abituali» del vostro vissuto (cfr Famiglia comunica la tua fede, n. 2), che si alimenta alla luce e alla forza del grande vangelo che è Gesù stesso, la sua parola, la sua vicenda, la sua persona.

Traduco così per voi quanto san Paolo scrive ai cristiani di Corinto: «La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. Ènoto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori» (2 Corinzi 3,2-3).

Sarebbe proprio questo, per me, il traguardo più bello del triennio pastorale: non avere più nulla da aggiungere sulla famiglia, perché guardando a voi e accogliendo la vostra testimonianza di dedizione, di fedeltà, di amore, qualunque altra famiglia e qualsiasi altra persona in ricerca del proprio cammino possano dire: davvero l’amore di Dio è in mezzo a noi! (continua)

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