Compie 100 anni la "Piccola opera per la salvezza del fanciullo" per aiutare a crescere i ragazzi che non possono contare sui propri genitori


Redazione

03/11/2008

di Filippo MAGNI

Da cento anni esatti la “Piccola opera per la salvezza del fanciullo” si preoccupa di dare una famiglia a chi non l’ha, mediante progetti di adozione, affido, ospitalità in case-famiglia. Nato nel 1908 su intuizione di Margherita Tonoli, oggi l’Istituto conta 2 case a Monza e una a Traona, alle quali si aggiungono le strutture per vacanza di Loano, Igea Marina, Courmayeur e Vanzone.

Margherita Tonoli, nativa del Bresciano, trovò a Milano le condizioni per sviluppare il proprio progetto. Il capoluogo lombardo infatti, agli inizi del secolo scorso, era caratterizzato da una forte trasformazione della società causata dai nascenti processi di industrializzazione che attiravano sempre più famiglie in città. Questi cambiamenti creavano esigenze nuove, soprattutto nei quartieri più popolari e poveri: è lì che la benestante Tonoli scelse di impegnarsi tra i bambini più indigenti.

Di fronte alle necessità educative, materiali e morali di cui venne a conoscenza, Margherita decise di realizzare numerosi interventi sociali in forme allora inedite e innovative, accompagnando le proprie opere con lo studio approfondito di metodologie educative, pedagogiche e sociali, mettendole anche a confronto con le esperienze europee. Proprio dall’esperienza diretta della miseria milanese, Margherita elaborò la decisione di creare luoghi di accoglienza per i minori in situazione di disagio familiare. Tale attività divenne l’espressione più visibile del lavoro della “Piccola opera”, capace di accogliere i bambini secondo il principio ispiratore di Tonoli: «Non collegi, ma case». L’intento della fondatrice era infatti di creare delle famiglie supplenti per i ragazzi, non solo delle strutture di temporanea ospitalità.

La strada era tracciata, l’opera della Tonoli solida e avviata. Alla sua morte, nel 1947, l’eredità venne raccolta da Amelia Giuseppina Pierucci che due anni dopo fondò le “Minime oblate del cuore immacolato di Maria”. L’istituto religioso si identificò rapidamente con la Piccola opera, di cui continua l’impegno educativo con molteplici servizi sparsi in diverse località. Per spiegare il rapporto tra l’Istituto fondato da Margherita Tonoli e le Minime oblate, le religiose amano usare l’immagine dell’innesto. La Piccola opera è il soggetto robusto dell’innesto, la pianta originaria, dalle forti radici, a cui va garantita la continuità. Alla morte della fondatrice, la Piccola opera godeva di buona salute, ma senza la sicurezza di mantenere vivo l’impegno c’era il rischio che avvizzisse. Qui entrano in gioco le Minime oblate, il ramoscello giovane che s’innesta sulla pianta già cresciuta, donando a essa nuova linfa e una promessa di continuità.

Se il centro direzionale della Piccola opera è sempre stato, con diverse sedi, a Milano, è invece Monza il luogo dove il sogno di Margherita Tonoli è diventato realtà. In contrapposizione al capoluogo lombardo, già segnato da emarginazione, devianza e inquinamento agli inizi del ’900, Monza è da sempre considerata area quieta e verdeggiante. La fondatrice volle costruire qui la prima casa, attiva dal 1912 al 1920, come luogo di accoglienza per ragazze già maggiorenni, ma bisognose di essere accompagnate verso l’autonomia. Èinvece del 1919 la creazione di una villetta per l’accoglienza dei più piccoli, “Villa Eva”, in onore della benefattrice Eva Segrè.

Infine fu costruita quella che ora è la casa principale dell’Istituto. Le Minime oblate giunsero infatti a villa Francesca, in via Lario a Monza, nel 1949, cambiando subito il nome dell’edificio in “Casa Mamma Rita”. L’11 febbraio 1962 con la posa della prima pietra si diede inizio al grande villaggio desiderato da Rita Tonoli, inaugurato poi il 31 maggio 1964. Il “Mamma Rita” è un edificio particolare, realizzato per svolgere al meglio il suo compito: far sentire i ragazzi a casa, in famiglia. Èinfatti costituito da 12 piccole comunità che riuniscono 5-6 minori ciascuna, dislocate in appartamenti indipendenti e guidate per lo più dalle religiose. Quasi un condominio, insomma.

Nei 40 anni di presenza sul territorio il Centro Mamma Rita ha sviluppato una collaborazione con gli enti locali e con le Istituzioni che operano nell’ambito socio educativo, impegnandosi nel tempo per la ricerca di soluzioni operative diverse, adeguate al mutamento dei bisogni. Negli ultimi anni, ad esempio, le richieste d’inserimento nella Casa hanno registrato un aumento di ragazzi preadolescenti e adolescenti, soprattutto tra gli stranieri non accompagnati. Questo ha comportato un ripensamento dei progetti educativi personalizzati con alcuni obiettivi prioritari, quali la regolarizzazione giuridica della posizione dei ragazzi, il loro inserimento scolastico o lavorativo, l’accompagnamento all’autonomia.

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