Monsignor Aldo Giordano dal Ccee di San Gallo al Cde di Strasburgo


Redazione

03/09/2008

Dopo 13 anni a servizio della Chiesa e dell’Europa come segretario generale del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee), monsignor Aldo Giordano ha assunto dal 1° settembre l’incarico di Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa di Strasburgo, organismo che riunisce i 47 Stati democratici d’Europa.

Nel salutare l’équipe che ha lavorato con lui a San Gallo (in Svizzera, dove ha sede il Ccee) e altri collaboratori, monsignor Giordano ha detto: «In questo momento la realtà che mi sta più a cuore è quella di dire grazie». Poi ha ripercorso i 13 anni vissuti al servizio della Chiesa e dell’Europa.

«La nomina a segretario del Ccee, ad Assisi nel maggio del 1995 – ricorda monsignor Giordano – era stata per me una grande sorpresa: mi avevano chiamato in Europa dalle mie montagne del Piemonte e dalla filosofia! In quell’occasione, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli avevo rivolto a Dio questa preghiera: “Ti offro Signore le mie povere mani, perché tu possa usarle, se vuoi, per seminare un po’ di luce e di unità nel nostro continente”».

L’incarico di segretario generale del Ccce ha portato monsignor Giordano a visitare quasi tutti i Paesi d’Europa: «Dal giorno della mia nomina ho anche iniziato a scrivere un diario: ora ho 13 volumi di notizie e appunti che forse potrò rileggere quando sarò in pensione».

Questi viaggi gli hanno dato la possibilità di tessere «una rete di amicizia e comunione europea che mi porto via come regalo straordinario. Il Ccee non si è mai capito come una piccola curia, ma piuttosto come uno spazio di rapporti, dove le realtà esistenti a livello di singoli Paesi o Conferenze episcopali potessero incontrarsi, confrontarsi e anche trovare strade da percorrere insieme».

«Una frase del Cristo Risorto – ha ricordato mons. Giordano – mi ha accompagnato in questi anni: “Io vi precedo in Galilea”. Quando partivo per un viaggio o per un incontro mi è sempre piaciuto, e mi ha sempre dato grande fiducia, pensare che il Cristo Risorto mi aveva già preceduto lì dove stavo andando. Spesso mi è stato invece di luce il pensare che era il Cristo Crocifisso ad attendermi dove dovevo affrontare le fatiche e le lacrime di tante persone e situazioni».

«Quando sono stato nominato segretario del Ccee nel 1995, l’Europa viveva la tragedia della guerra fratricida dei Balcani. Il cardinale Pulijc di Sarajevo era arrivato all’assemblea di Assisi con un aereo militare, passando in cunicoli e in mezzo a colpi di mitraglia. Del vescovo Komarica di Banja Luka non si avevano notizie da settimane e si pensava fosse stato ucciso. Ho incontrato il Crocifisso nelle divisioni che ancora esistono tra noi cristiani, nell’indifferenza per il cristianesimo di certi ambienti, nella fatica di tanti giovani europei di trovare un senso per la vita».

Monsignor Giordano ha rivolto anche una riflessione personale sull’Europa di oggi. «Oggi lo schema Est-Ovest è in gran parte superato. L’Europa si deve confrontare in modo molto più decisivo con le grandi sfide del mondo: realtà degli altri continenti, terrorismo, ambiente, fame, emergere di nazioni enormi come la Cina».

L’Europa si deve confrontare anche con cambiamenti sempre più veloci dettati dalle scienze e problemi nuovi. «Nel 1995 pochissime Conferenze episcopali avevano una commissione di esperti di bioetica per discutere di embrioni, cellule staminali, clonazione… Ora è una delle priorità per ogni Conferenza, dato che i temi in gioco toccano la stessa visione della persona umana e il suo futuro».

«L’ultimo grande capitolo che vorrei citare – ha concluso monsignor Giordano – sono il riemergere della domanda di Dio, la questione del pluralismo religioso e l’urgenza di riproporre all’Europa il volto autentico del cristianesimo, perché troppo maschere di esso hanno circolato in questi anni».

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