Ecumenismo e santità, famiglia e giovani: sono alcuni temi del colloquio tra l'Arcivescovo di Milano e il Metropolita di Mosca Juvenalij, avvenuto dopo la celebrazione della Divina Liturgia celebrata nel monastero di Novodevicij

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Redazione Diocesi

28/08/2008

di Dionigi TETTAMANZI
Cardinale Arcivescovo di Milano

Il mio incontro di oggi con S.E. l’Arcivescovo Metropolita di Mosca Juvenalij è iniziato con la celebrazione della Divina Liturgia nella Chiesa del monastero di Novodevicij. Ho assistito alla celebrazione insieme al vicario generale monsignor Carlo Redaelli, al vicario per la cultura e l’ecumenismo monsignor Franco Giulio Brambilla e agli 80 sacerdoti ambrosiani che stanno compiendo questo pellegrinaggio.

Sono rimasto colpito dalla dimostrazione di affetto e stima che il Metropolita ci ha tributato nel lungo e caloroso saluto rivolto al termine della Divina Liturgia di fronte a tutti i fedeli particolarmente attenti. Ha voluto infatti ricordare i rapporti che legano da tempo la Chiesa ortodossa russa e quella milanese.

Ci ha segnalato, con nostra sorpresa, il fatto che nella chiesa del monastero dove si è svolta la Divina Liturgia uno degli altari più amati dai fedeli è quello dedicato a sant’Ambrogio. L’Arcivescovo Juvenalij ha avuto, poi, parole cariche di stima anche per il mio predecessore, il cardinale Martini.

Il nostro dialogo è proseguito nel pomeriggio, in un clima di grande fraternità ed ha avuto una forte valenza ecumenica. È un dialogo che nasce e cresce dai rapporti personali, che anche per la chiesa di Milano si rafforza grazie a questo rinnovato incontro in terra russa. L’attenzione ecumenica del Metropolita è sbocciata – in particolare – a partire dalla sua esperienza di osservatore per la Chiesa ortodossa russa durante i lavori del Concilio Vaticano II. Proprio nel 1965, a Roma, è stato raggiunto dalla notizia della sua ordinazione a vescovo.

L’Arcivescovo Juvenalij ci ha spiegato, inoltre, di essere stato uno dei primi esponenti di una Chiesa non cattolica ad incontrare Giovanni Paolo II poche ore dopo l’inaugurazione del suo servizio papale. Per tutti i sommi pontefici ha manifestato la sua cordiale venerazione. Anche la biografia del Metropolita racconta con chiarezza questo ecumenismo costruito, con la forza dello Spirito, da parte delle persone che in modo semplice e sincero si incontrano e dialogano tra di loro, testimoniando così la comune fede in Cristo e l’amore fraterno.

Gli ortodossi di Mosca guardano con simpatia all’Italia: per loro è privilegio e gioia poter pellegrinare a Bari, per venerare san Nicola, del quale tutti i fedeli ortodossi russi hanno un’icona in casa. Così come molti si recano a Roma per pregare sulle tombe di san Pietro e san Paolo. L’emigrazione verso il nostro paese li porta poi a contatto con la Chiesa cattolica, con le nostre comunità. A Milano sono molto numerosi gli ortodossi russi. Il Metropolita è rimasto felicemente interessato quando gli ho annunciato la mia intenzione di mandare a questi fedeli – al termine del pellegrinaggio – una lettera per condividere con loro l’esperienza spirituale e umana che ho vissuto in questo viaggio.

Dialogando con lui ho constatato come la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica – anche ambrosiana – si trovano ad affrontare problemi sociali e culturali simili che le impegnano a rinnovare e rafforzare la loro azione pastorale. Ci si è così soffermati in particolare sul tema dei giovani e della famiglia nell’attuale contesto di una società secolarizzata e scristianizzata. Ho raccontato all’arcivescovo Juvenalij la nostra linea pastorale che insiste sull’aspetto educativo e sulla richiesta che le coppie cristiane offrano con semplicità, gioia e coraggio la testimonianza di una vita famigliare ispirata al Vangelo alle tante famiglie che sono in ricerca di una vita buona, coerente e serena. Di fronte alle sfide attuali ci si è trovati pienamente d’accordo nel rilevare l’urgenza di una testimonianza credibile ed efficace, possibile solo, se offerta in modo condiviso dalle diverse Chiese.

È stato per noi molto utile confrontarci anche sul tema della santità. Il Metropolita di Mosca presiede infatti l’organismo del patriarcato ortodosso russo cui spetta la procedura di canonizzazione. La loro esperienza di santità è più legata alla confessione della fede, alla spiritualità monastica e alla particolare considerazione di quanti sono morti perché hanno subito violenza. Noi abbiamo ricordato come la Chiesa ambrosiana stia proponendo figure di santità che sono espressione di tutte le condizioni di vita, come testimonia la figura di santa Gianna Beretta Molla, medico, sposa e madre di famiglia.

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