A Nairobi, in Kenya, una struttura fondata da una missionaria della Consolata ospita ragazzi tra i 14 e i 21 anni con precedenti penali. Tra pochi giorni un ragazzo di Legnano e una ragazza di Mariano Comense partiranno per svolgere lì il loro anno di servizio civile


Redazione

08/10/2008

di Saverio CLEMENTI

Kawanda West è un popoloso quartiere a nord di Nairobi, la capitale del Kenya. Qui si trova la St. Joseph Cafasso Consolation House, una struttura che ospita ragazzi tra i 14 e i 21 anni, con precedenti penali alle spalle. È stata fondata due anni fa da suor Raquel, una suora argentina missionaria della Consolata, che da 10 anni opera tra i giovani detenuti del carcere minorile di Nairobi per creare percorsi di riabilitazione che possano garantire loro un futuro dignitoso una volta scontata la pena.

Tra pochi giorni Francesco Ingarsia (Inga per gli amici), un giovane legnanese di 23 anni, arriverà in Kenya per trascorrere un anno di servizio civile all’estero lavorando a questo progetto. Con lui partirà anche Irene Giovanelli, una ragazza di Mariano Comense. Il loro impegno sarà coordinato dalla Caritas Ambrosiana, che dal 2006 collabora con suor Raquel e il suo centro nell’ambito dell’iniziativa «Impronte di pace» .

I ragazzi in servizio civile svolgono la maggior parte del lavoro all’interno della Cafasso House a stretto contatto con i ragazzi che la abitano; operano inoltre anche dentro il centro di correzione minorile e con i bambini che vivono nell’area della Kamiti Prison, uno dei quartieri più problematici di Nairobi. Caritas Ambrosiana ha inoltre sposato l’idea di Sister Raquel di creare una struttura, al fianco di quella già esistente, che possa ospitare altri ragazzi.

Francesco è fresco di laurea in Scienze dell’educazione e non è nuovo ad esperienze di volontariato all’estero: «Dopo due periodi di lavoro in Cambogia, avevo voglia di sperimentare un impegno in un’altra parte del mondo. Sono da sempre attratto da Paesi e culture diverse. Determinante per questa scelta è stato quanto ho potuto imparare in famiglia e all’oratorio dei Santi Martiri Anauniani, la mia parrocchia, soprattutto come educatore nelle scuole di Babele e di Pinocchio dove si insegna l’italiano agli extracomunitari» .

A Nairobi, Inga e Irene troveranno un’esperienza già rodata. Il percorso comincia all’interno del centro di correzione, attraverso una prima fase di conoscenza del ragazzo, e successivamente prosegue all’esterno. All’inizio i ragazzi selezionati venivano ospitati in appartamenti affittati di volta in volta, ma dall’aprile 2006 vivono stabilmente nella Cafasso House. La casa può ospitare fino a 10 ragazzi e i criteri di selezione tengono presente la loro situazione familiare e il livello di istruzione. La scelta è di dare questa opportunità a chi non ha una famiglia che lo possa o voglia accogliere dopo il carcere e ha un livello di istruzione, o di formazione, tale da non poter essere indipendente.

All’interno del centro viene data loro la possibilità di scegliere se iniziare o proseguire un percorso di formazione professionale o scolastico. Non manca il sostegno psicologico e spirituale. I ragazzi stanno all’interno della struttura per un periodo non predefinito; l’obiettivo è di creare le condizioni affinché possano affrontare la vita in modo autonomo e maturo. La Cafasso House è l’unico centro di questo genere in tutto il Kenya.

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