Il ricordo del Vescovo emerito di Como, monsignor Alessandro Maggiolini, nelle parole di un suo compagno di ordinazione sacerdotale


Redazione

12/11/2008

di Giovanni GIAVINI

Una forte pagina di storia della Chiesa italiana s’è chiusa con la morte di monsignor Alessandro Maggiolini. Ma egli appartiene anche alla nostra storia ambrosiana. Nella nostra diocesi nacque, crebbe, fu formato nei nostri Seminari e qui divenne poi insegnante di lettere, di filosofia e di teologia. Ma non solo là profuse i suoi talenti: parrocchie, associazioni e movimenti, Università Cattolica, Azione Cattolica e settimanali diocesani lo ebbero come brillante e forte oratore e scrittore.

Chi, come il sottoscritto, lo ebbe come compagno di studi e di insegnamento potrebbe ricordarne tanti aspetti: dalla sua bravura nella squadra di calcio della classe al suo affetto per i famigliari, dalla sua disponibilità verso preti e laici al suo interesse – anzi, entusiasmo – per il Concilio, a cui seguì, forse soprattutto per averne visto da vicino anche strumentalizzazioni ideologiche, partitiche e addirittura violente (dintorni del ’68), una certa delusione e reazione. La si notava anche nei raduni della nostra classe di ordinazione (1955), oltre che in vari suoi scritti.

Tutto, però, in lui appariva dettato dal suo amore appassionato per la Chiesa, per la “nostra gente”, quella che gli sembrava più bisognosa di orientamenti chiari e forti e che lui pensava di poter servire anche al di là dei confini del suo immediato ministero episcopale. Lo pensiamo ora in cielo, con nel cuore quella stessa passione, illuminata dalla visione delle “celesti cose”. Don Sandro, arrivederci.

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