Per le famiglie una scelta utile ed educativa, ma anche un risparmio economico. Più presenze rispetto all'anno scorso. Superato il record dei 400 mila ragazzi Richiesti animatori stranieri per fare da mediatori con i piccoli immigrati


Redazione

25/06/2008

di Cristina CONTI

Le scuole sono finite e negli oratori estivi è boom di iscrizioni. Più 15 per cento rispetto alle 400 mila presenze dello scorso anno. Una scelta utile ed educativa, che consente alle famiglie di risparmiare una media di 100 euro a settimana. «Per partecipare alle nostre attività i ragazzi pagano 20 euro per quattro settimane – racconta don Luca Melchioretto di Ponte Lambro -. Ma qui può stare anche chi non può pagare». «Da noi ci sono persone che hanno particolari disagi economici e per questo motivo hanno l’iscrizione gratuita», spiega don Simone Arosio di Treviglio, che si cimenta per la prima volta con questa attività.

«Nel nostro oratorio ci sono 10 famiglie, che non sanno dove lasciare i figli in questi mesi e che però devono affrontare anche gravi difficoltà per arrivare alla fine del mese. Così il Comune ha deciso di spesare loro l’oratorio estivo, escluse le gite», aggiunge don Leopoldo Porro di Seveso. Un alto numero di iscrizioni che rappresenta anche, in un certo senso, una vittoria. «Fino a qualche anno fa molti ragazzi, dopo la Cresima, non venivano più. Oggi, invece, i ragazzi delle medie sono aumentati: ben un quarto in più solo rispetto allo scorso anno. Di certo rimane il ricordo di una bella esperienza, anche se l’anno prossimo non dovessero frequentare più», dice don Gianni Calchi Novati, di Brugherio, 75 anni e ancora tanta voglia di seguire i ragazzi.

Le attività iniziano generalmente tra le 7 e le 8 del mattino, proprio all’ora in cui i genitori escono per andare a lavorare. Prima la preghiera tutti insieme, poi le attività. Si va dall’educazione all’uso di internet, ai corsi di danza e recitazione, alle gite nei parchi, alle biciclettate, ai laboratori artistici e interculturali, qualche nuotata in piscina. «Noi siamo particolarmente agevolati nelle escursioni in montagna», racconta don Luca Melchioretto. «Con il treno arriviamo in pochissimo tempo e con costi molto bassi. Andiamo spesso a Canzo e negli altri paesi vicino sulla linea di Asso. I ragazzi si divertono e torniamo a casa prima che diventi buio». E poi tanti giochi, in gruppo e con gli animatori, fino alle 17 o alle 18, quando i ragazzi tornano a casa dai loro genitori.

Prima chiusi tra le mura scolastiche tutto il giorno e adesso liberi di correre e giocare all’aperto. I ragazzi nei centri parrocchiali possono finalmente sfogarsi. Ma talvolta anche nel gioco di gruppo si incontrano difficoltà. «Oggi gli adolescenti sono molto protetti dalla famiglia e poco abituati a fare fatica. Sopportano con difficoltà i disagi, ma anche le sconfitte», commenta don Simone Arosio. E il fenomeno riguarda un po’ tutti gli oratori.

«C’è difficoltà a vivere il gioco organizzato. Ma anche un forte desiderio di protagonismo. Molti, quando non sono parte attiva o quando non partecipano direttamente al gioco, si stufano. Sono ricettivi verso gli animatori e desiderosi di stare insieme, ma devono sentirsi sempre tutti al centro dell’attenzione», spiega don Luca Melchioretto. Con il passare del tempo e trascorrendo le giornate insieme, però i problemi si risolvono. «All’inizio non sono abituati a giocare in una forma che non sia il gioco di squadra che fanno come sport durante l’anno, sono abbastanza individualisti, ma dopo i primi tre o quattro giorni tutto cambia in meglio», sottolinea don Leopoldo Porro.

In oratorio non ci sono solo italiani. «Da noi la presenza di ragazzi extracomunitari è aumentata significativamente. Ne abbiamo circa trenta su 250 iscritti», dice don Leopoldo Porro. Una presenza forte soprattutto nelle zone più popolose. «L’incremento maggiore c’è stato nell’oratorio di Sant’Agostino, in centro città», aggiunge don Simone Arosio. E per facilitare l’integrazione sono stati richiesti animatori stranieri per fare da mediatori con i piccoli immigrati. Filippini, peruviani, rumeni ed etiopi. Per lo più cattolici, ma anche ortodossi, raramente musulmani.

La scelta di mandare il proprio figlio all’oratorio è comunque spesso legata alla sua funzione educativa e non solo alla possibilità di lasciare i bambini in un posto sicuro a basso costo. «Da noi vengono molti ragazzi anche se non tutti sono della parrocchia. Dicono di divertirsi più qui che altrove e allora i genitori li mandano volentieri», spiega don Gianni Calchi Novati. Le attività educative degli oratori, che aiutano i ragazzi a stare insieme e a trascorrere le giornate estive, sono ben viste anche da parte delle amministrazioni comunali.

«C’è molta riconoscenza verso le attività parrocchiali per i giovani. Nei centri parrocchiali c’è una forte componente qualitativa. Gli educatori sono motivati, i ragazzi sanno di poter contare su di loro, c’è una trasmissione di valori sia nel momento del gioco che in quello del dialogo o del corso e allo stesso tempo l’impostazione non è scolastica: tutti elementi che vengono molto apprezzati», aggiunge don Simone Arosio.

Anche nei casi in cui, invece, l’esperienza viene considerata solo come un’alternativa economica ai campi estivi promossi da altre istituzioni, non mancano comunque i lati positivi. «L’esperienza dell’oratorio è sempre utile per i ragazzi perché li aiuta a socializzare. Insegna a vivere il tempo non come ozio, ma in modo diverso, un riposo e un divertimento che sono ugualmente impegnati a servizio del prossimo», precisa don Melchioretto.

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