Redazione

di Giorgio Basadonna

C’è una voce nuova che grida nel deserto e invita tutto il popolo di Dio a convertirsi per accogliere il suo regno che sta per iniziare, è la voce di Giovanni che chiama ogni persona a compiere un gesto significativo di conversione, e propone un “battesimo” come segno di purificazione. Molta gente aveva accolto l’invito e sulle rive del Giordano si presentava per iniziare la propria conversione, che esigeva una onesta volontà di cambiamento seguendo le linee indicate dal profeta. Anche Gesù si mette in cammino e si unisce alla folla giunta presso il fiume, perchè è venuto per condividere la storia concreta dell’uomo, senza privilegi e senza eccezioni. Ma Giovanni appena scopre chi è colui che chiede il battesimo, esprime chiaramente la sua decisione e vorrebbe capovolgere la situazione e farsi battezzare lui stesso da chi è venuto da lui.

Gesù rincuora Giovanni ed esige di venire battezzato per “adempiere ogni giustizia”: sarà la voce dal cielo che lo presenta nella sua verità: è il “Figlio prediletto nel quale Dio si compiace”. Così nella confusione di persone che vengono al fiume e obbediscono all’invito esigente, c’è l’inizio di un’epoca nuova, c’è la presenza stessa di Dio che incoraggia e apre nuove strade per l’umanità chiamata a una vocazione divina. Quello che sta muovendo la gente non è un episodio subito finito, è l’inizio della vita redenta, pur che si abbia il coraggio di cambiare rotta e di lasciarsi condurre dalla parola e dalla azione di Dio. Forse potremmo pensare al seguito di quel momento così strano e così decisivo, e chiederci chi e come si sia ricordato dell’impegno preso nel gesto del battesimo sul fiume Giordano.

Ma è facile e quasi d’obbligo pensare anche noi al nostro battesimo, ritrovare il valore e la ricchezza di quel gesto che abbiamo subìto da bambini e che molti di noi hanno imposto al loro bambino. Gesù dice che bisogna “adempiere ogni giustizia”: la voce del cielo presenta Gesù come il “Figlio prediletto” e in lui ogni persona viene chiamata a vivere da figlia di Dio. Gesù ripete a Nicodemo che lo interroga su come impostare la vita, la necessità di “rinascere nell’acqua e nello Spirito” e la Chiesa chiede ai genitori di chi viene battezzato di rinnovare la propria fede e di impegnarsi a educare il figlio nel personale rapporto con Gesù e con la sua Chiesa. Ci sono tutte le linee per cogliere la responsabilità di questa scelta e rinnovare ogni volta la propria decisione.

Diventa allora insistente e provocatoria la domanda che da questa pagina viene alla mente e al cuore di ogni cristiano: che fine ha fatto il nostro battesimo, dove sono i cristiani e quale forza ha la loro testimonianza, fin dove e come si sentono responsabili del loro compito di annuncio della parola di Dio per questa generazione che sembra aver cancellato ogni traccia di fede? E’ ancora giusto e leale portare il bambino di pochi mesi al battesimo ridotto soltanto a un gesto folcloristico senza nessuna conseguenza e senza nessuna continuità?

Bisognerebbe capire come Gesù abbia arricchito il battesimo rendendolo l’inizio di una autentica comunione con lui, venire immersi nella sua stessa vita, restare segnati per sempre dalla sua stessa santità. Forse saremmo più felici di essere cristiani, seguaci di Cristo, e sentiremmo come un dovere e come una immensa gioia quella di essere collaboratori della sua stessa azione di salvezza e di redenzione del mondo. La storia del mondo di oggi sembra quasi farci sentire la nostra responsabilità per quanto avviene di male, e anche incoraggiarci a fare scelte coerenti svelandoci azioni e impegni di carità, di giustizia, di solidarietà diffusi in tutto il mondo, anche se non sempre nascono come espressione di scelta cristiana.

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