Per la maggior parte i ragazzi sono stranieri (egiziani, filippini e sudamericani), però ora iniziano a tornare anche gli italiani


Redazione

27/05/2008

di Luisa BOVE

Alla fine degli anni ’70 alcune donne della parrocchia del SS. Redentore a Milano, cogliendo l’esigenza di bambini che avevano difficoltà scolastiche, hanno iniziato ad aiutare qualcuno nei compiti. «All’epoca, quando c’erano situazioni drammatiche o di particolare disagio – racconta Tiziana Torri – andavano anche a prenderli a scuola per portarli in parrocchia».

Oggi il servizio di doposcuola, che coinvolge una cinquantina di minori, con una presenza fissa di 30-35, è aperto dal lunedì al venerdì: dalle 15 alle 16.30 per i ragazzi delle medie e dalle 17 alle 18.30 per i bambini delle elementari. «La frequenza è abbastanza assidua, anche perché serve poco venire un giorno solo per fare i compiti – spiega la volontaria – i ragazzi infatti hanno bisogno di compiere un percorso di recupero delle nozioni che non hanno appreso».

Il lavoro è affidato a una quarantina di volontari a turno: c’è chi è disponibile 3 volte alla settimana e chi può dedicare un’ora sola. «Per la maggior parte si tratta di mamme e insegnanti in pensione – dice Torri -, ma ci avvaliamo anche degli scout della nostra parrocchia e dei liceali che ci invia il coadiutore don Federico Bareggi ».

Alcune mamme che accompagnano a catechismo il figlio, danno la loro disponibilità a seguire i bambini nella lettura. «I ragazzi che vengono al doposcuola imparano "le regole del gioco": educazione, rispetto degli altri, attenzione del materiale che utilizzano…», continua la volontaria -. Non basta aiutarli nei compiti o insegnare un metodo di studio, occorre curare l’aspetto educativo e indicare uno stile di vita». Nato in un contesto parrocchiale, oggi il doposcuola del Redentore è molto conosciuto e serve le scuole pubbliche del quartiere, a volte sono le stesse maestre a rivolgersi ai volontari o le istituzioni a segnalare i casi più gravi.

«Da noi vengono anche ragazzi che abitano in altre parti di Milano, ma i cui genitori lavorano in zona». Per la maggior parte però gli utenti sono stranieri (egiziani, filippini, sudamericani…), «gli italiani sono diminuiti forse perché non si sentivano a loro agio». Qualcuno però inizia a tornare, soprattutto chi va a giocare in oratorio e si fa nuovi amici tra gli immigrati. Per iscrivere i figli al doposcuola i genitori devono fare un colloquio iniziale e compilare la scheda, diventa quella la prima occasione per conoscere la famiglia ed eventuali difficoltà scolastiche. Soprattutto con gli arabi il rapporto è più frequente, perché le donne non lavorano e accompagnano i figli. «Parliamo spesso con loro, anche se fanno fatica con la lingua – spiega la volontaria – mandano volentieri i loro figli e ci ringraziano molto per quello che facciamo, perché si rendono conto di quello che ricevono i loro bambini».

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