Pannelli solari sul tetto della chiesa: una scelta coraggiosa quella fatta dalla comunità di San Leone Magno a Milano

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Redazione Diocesi

25/08/2008

di Filippo MAGNI

I pannelli solari posti sul tetto della parrocchia San Leone Magno di via Carnia non sono visibili dai pedoni né dagli automobilisti, ma la loro efficacia e la loro presenza sono evidenti per chiunque entri nella chiesa parrocchiale. A fianco del portone principale è infatti presente un tabellone elettronico che, in tempo reale, indica i Watt prodotti al momento e i kWh generati dal giorno dell’attivazione dell’impianto, nel settembre 2007. Ma altre due sono le indicazioni utili che dà il tabellone: i litri di petrolio risparmiati grazie ai pannelli fotovoltaici (più di 1.700 in un anno) e le emissioni di CO2 evitate (oltre 3.600 chili nello stesso lasso di tempo). Il pannello solare è il simbolo stesso dell’energia pulita e accessibile a tutti: non crea residui di fumi né di polveri e sfrutta una fonte, il sole, pressoché inesauribile e cui tutti possono attingere, con gli strumenti adatti.

L’intento della parrocchia non è rivolto al risparmio economico, comunque previsto, ma soprattutto al rispetto della natura, coerentemente al tema scelto per la Giornata per la salvaguardia del creato di lunedì 1 settembre: "Una nuova sobrietà, per abitare la terra".

«Abbiamo deciso di installare l’impianto perché i fedeli capissero che ciascuno deve fare la propria parte nella tutela dell’ambiente», spiega Luigi Andreoli, membro del consiglio pastorale parrocchiale ed operatore del settore energetico oggi in pensione. «L’orientamento esplicito della Chiesa – prosegue – è volto al rispetto del mondo, non a parole, ma con i fatti. E la nostra parrocchia, nel suo piccolo, ha cercato di fare il possibile». Senza entrare nel dettaglio dei costi di acquisto dei pannelli fotovoltaici, Andreoli spiega comunque che «in 8-9 anni l’investimento economico iniziale sarà coperto dal risparmio in bolletta: in sostanza, i pannelli solari si pagano da soli».

L’impianto misura 100 metri quadrati, dimensione ottimale per soddisfare i fabbisogni della chiesa, ma avrebbe anche potuto essere più ampio e potente. «La scelta di una metratura contenuta – spiega Andreoli – da una parte è stata effettuata per ridurre i costi di acquisto dei pannelli, dall’altra perché desideravamo non avere energia in esubero da vendere: questo tipo di iniziative secondo noi non devono avere fini commerciali, ma preoccuparsi di rispettare il creato».

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