Il 3 febbraio la XXX Giornata per la vita. Il messaggio dei vescovi e alcuni richiami recenti dell'Arcivescovo sottolineano l'importanza dell'evento. Domenica alle 11 messa in Duomo con il Cardinale


Redazione

30/01/2008

di Pino NARDI

«La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita». Èl’invito rivolto dai vescovi italiani nel Messaggio per la XXX Giornata per la vita, domenica 3 febbraio. Un tema riemerso nelle ultime settimane anche nel dibattito pubblico, perché riguarda questioni decisive per la convivenza civile nel Paese. Un’attenzione che va dal concepimento fino alla morte, passando per tutte le stagioni della vita con i diversi problemi da affrontare.

Anche il cardinale Tettamanzi sottolinea l’importanza dell’evento. Infatti il 3 febbraio, alle 11, nel Duomo di Milano invita all’Eucaristia tutti coloro che sono impegnati in associazioni, movimenti, unioni professionali, enti e organismi che si dedicano, soprattutto in forma associata e stabilmente, al servizio della vita dell’uomo in tutto l’arco della sua esistenza. A partire dal suo sorgere, accompagnando e sostenendo in molti modi l’accoglienza della vita nascente, in particolare quando è minacciata o non adeguatamente considerata nel suo valore.

Sono riflessioni che l’Arcivescovo ha recentemente affrontato. Nell’omelia dell’Epifania, nella celebrazione in Duomo per la Festa dei popoli, non ha mancato di sottolineare questa urgenza: «Ènella donna e nella sua forza originale di donazione che deve brillare l’amore per i bambini. È per questo che vorrei ora rivolgermi in un modo speciale alle mamme. Sì, carissime mamme: vi ringrazio per i sacrifici, le rinunce, il lavoro, la fatica, le preoccupazioni, le lacrime, la dedizione che avete verso i vostri figli, in una parola per il vostro amore generoso e coraggioso».

E un invito esplicito: «Una parola di speranza voglio riservare a quelle mamme che possono essere tentate, per le tante o troppe difficoltà di vario genere, di spegnere una vita umana prima ancora che venga alla luce. Vi chiedo di non rinchiudervi in voi stesse con l’interrogativo angosciante se “accettare o no” la nuova vita; di non avere paura, perché anche nelle situazioni più pesanti e drammatiche Dio non lascia mai mancare intorno a voi gente che vuole esservi vicina e che vi vuole aiutare. Vi chiedo di ricorrere alla comunità cristiana, al suo interessamento e al suo sostegno».

Importante infatti il ruolo che le organizzazioni cattoliche esercitano nella prevenzione e nell’accompagnamento delle madri. Un compito che va ulteriormente valorizzato. Un esempio è il contributo che Regione Lombardia e Comune di Milano hanno promesso per non far chiudere il Centro aiuto alla vita della Mangiagalli. Ma che per non essere estemporaneo, ha bisogno di continuità e che coinvolga il vasto mondo di realtà che operano per il bene dei più indifesi.

Scrivono i vescovi: «I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall’amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura quanto un Paese rispetti se stesso».

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