Quello dei nonni è un "mestiere" difficile e a volte qualcuno di loro, estromesso dalla vita dei nipoti, ricorre al Tribunale. Ma il più delle volte sono un grande aiuto e un riferimento rispetto a un politeismo di valori


Redazione

15/05/2008

di Luisa BOVE

«La presenza dei nonni è una risorsa positiva per la famiglia – dice Annamaria Franco -, ma possono anche scattare meccanismi pericolosi e triangolazioni che nuocciono a figli e nipoti». A dirlo sono le persone che vanno al Consultorio, rivelando luci e ombre della presenza di genitori e suoceri più o meno ingombranti. Da una parte quindi sono una ricchezza, «riferimenti chiari anche a fronte di un politeismo dei valori», ma dall’altra «scopriamo problematicità nuove, con processi di invischiamento che mai si erano registrati in passato».

In alcuni casi, racconta la psicologa, i nonni si rivolgono al Tribunale per i minori e ricorrono a legali per rivendicare i loro diritti sui nipoti. A volte le giovani coppie, divenute genitori, hanno bisogno di ridefinire i confini del loro nucleo familiare e finiscono con l’estromette i genitori (i nonni dei loro figli), nonostante ne abbiamo bisogno anche dal punto di vista pratico. Questo significa che qualche disagio esiste, dovuto anche al fatto che le famiglie oggi si restringono sempre di più: i genitori spesso hanno un figlio unico e un solo nipote, sul quale rischiano di concentrare ogni attenzione.

«Le relazioni orizzontali, quelle di coppia – continua la psicologa -, diventano sempre più fragili, mentre sembrano rafforzarsi i rapporti verticali tra genitori e figli». Il rischio è che alla lunga anche i nonni prendano «il sopravvento su queste relazioni di coppia» che possono indebolirsi o subire crisi. Mentre le persone anziane finiscono col progettarsi solo in funzione della vita dei nipoti rinunciando a ogni «spazio di autonomia». Si crea così un circolo vizioso, «per cui le coppie tendono ad avere più difficoltà a causa di un vincolo ancora troppo forte con le famiglie di origine».

«Aiutare i nonni per noi è diventata un’esigenza – dice Franco -, perché sono una risorsa, ma va sostenuta». Le iniziative promosse dal Consultorio sono nate anche a partire dalle loro richieste e dalla mappatura dei bisogni emersi. «Gli incontri sono sempre con piccoli gruppi e pensando anche alle solitudini di oggi, privilegiamo un confronto attivo con modalità di messe in scena di ruoli, senza per questo esporsi sul piano personale. Diverse parrocchie hanno dato vita a gruppi con nonni che seguono nipoti molto piccoli, si incontrano tra loro e hanno molta voglia di migliorare». E aggiunge: «L’assistenza ai nipoti diventa per loro anche un incentivo alla riprogettazione e alla rimessa in discussione di sé, e questo è positivo, ma come tutte le fasi della vita, anche questa ha bisogno di essere sostenuta».

Ai corsi partecipano persone di età media tra i 60 e i 70 anni, in prevalenza donne, anche se non manca la presenza di uomini, che magari erano poco presenti nell’educazione dei figli perché il lavoro li impegnava troppo e che ora si riscoprono desiderosi di esserci: per loro diventa quasi una «riconquista maschile». Qualcuno di loro dice: «Non avrei mai pensato che da nonno sarei stato così». Oggi c’è «una rivisitazione di una fase della vita che troppo spesso è stata dimenticata», ammette Franco, «fino a pochi anni fa infatti gli psicologi parlavano di sviluppo fermandosi all’età adulta, ma ora non è più così».

Alcuni nonni, dopo aver frequentato il corso chiedono di essere aiutati anche con un percorso individuale per comprendere meglio il loro ruolo. I genitori stessi dicono che a volte «la presenza dei nonni, anche a fin di bene, diventa un’ingerenza e ci impedisce di fare le nostre scelte».

Che occorra fare qualcosa per questi nonni ne è convinto anche don Gianluigi Frova, «a livello di formazione, di pastorale, di pedagogia», seppure oggi siano «più giovani, attivi e preparati di un tempo», anche se non mancano gli over 80. E aggiunge: «Andrebbe esplorata anche la relazione nonno-genitore in ordine all’educazione, da sempre una mamma quando non sa cosa fare con il proprio figlio lo chiede alla propria». Il parroco si immagina quindi che i genitori anziani possano diventare «tutor» nei confronti dei figli, specie se fragili o in dubbio di fronte a qualche scelta educativa, senza però sostituirsi a loro.

Già dieci anni fa, quando era a Desio, in parrocchia c’erano tanti nonni, ma solo ora sta pensando di organizzare una festa in oratorio proprio per loro, invitando naturalmente figli e nipoti, perché deve essere «una festa di famiglia».

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