La scopo è quello di far crescere le persone nel mondo e di rendere il mondo il luogo più adatto e più umano per accogliere e portare al suo più alto splendore il dono della vita e dell'amore


Redazione

01/08/2008

di Dionigi TETTAMANZI
Arcivescovo di Milano

Prima fra tutte, tu famiglia, devi essere consapevole che sei chiamata a svolgere, per il bene tuo e dell’intera società, una missione educativa. Nella società del nostro tempo, vorrei, da un lato, che ti sentissi incoraggiata a vivere sempre più a fondo il tuo ruolo educativo, e, dall’altro lato, che tu stessa venissi aiutata, ricevendo quel sostegno cordiale e adeguato che deve venire dalla comunità cristiana, dalla società civile e dalle istituzioni pubbliche.

Siamo chiamati tutti a camminare insieme: un’alleanza vera ci deve portare a una reciproca collaborazione. Infatti, il bene della Chiesa, il bene della famiglia e il bene della società sono orientati nella medesima direzione e confluiscono alla stessa meta: nella direzione e alla meta cioè del bene della persona nella verità e nell’amore.

Così le relazioni familiari, specialmente quelle dei genitori che educano, per essere vissute in pienezza e costruite in modo autentico non vanno viste soltanto come interne alla famiglia, ma in un continuo scambio con l’ambiente sociale e culturale, da cui ogni famiglia attinge e a cui ogni famiglia contribuisce, sia modificando se stessa, sia influendo sulla società e sulla cultura.

Famiglia e società non possono allora essere considerate come se fossero due realtà già perfettamente costituite, prima ancora di incontrarsi. L’una invece interagisce sempre con l’altra, anche prima e al di là della consapevolezza che ciascuna possiede circa la presenza e l’importanza dell’altra. E la ragione profonda di ciò è la stessa persona umana: questa è un soggetto relazionale, così che tutto quello che vive, che sperimenta e che lo fa crescere porta con se questa essenziale dimensione di relazione.

L’uomo non nasce da solo, non apprende alcun linguaggio senza l’apporto degli altri, non ama e non lavora isolato dal mondo, non vive soltanto per se stesso. L’identità di una persona non è mai senza legami. L’uomo, voluto dal Creatore in quanto maschio e femmina, trova proprio tra le sue espressioni fondamentali quella ricerca di altri soggetti che lo portano a uscire da se stesso e dalla propria solitudine: èdal legame e nel legame con gli altri che si accende il gusto della vita.

Èper questo allora che la famiglia e la società si intrecciano in cerca, ultimamente, del vero e del bene. In una simile prospettiva possiamo cogliere la missione fondamentale della famiglia: quella di educare, cioè di far crescere le persone nel mondo e di rendere il mondo il luogo più adatto e più umano per accogliere e portare al suo più alto splendore il dono della vita e dell’amore.

La sovrabbondanza dell’amore di Dio che è in mezzo a noi non riguarda solo la famiglia, ma raggiunge tutti. Ci rimanda alla straordinaria sovrabbondanza del “vino nuovo”, autentico miracolo che dalla piccola Cana di Galilea ha invaso e continua a invadere il mondo intero (cfr Giovanni 2,1-11).

Il “vino nuovo” dell’amore di Gesù suscita sempre “grandi cose”, accende nella famiglia relazioni vere e ricche di amore, la spinge con soave e irresistibile slancio a uscire dalle mura domestiche per dare e per ricevere, per imparare da tutti e per dire a tutti il Vangelo, la parola nuova della salvezza di Dio e della sua gioia.

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