A Barzio il 29 luglio scorso oltre 100 persone hanno partecipato alla decima edizione. Ecco una sintesi delle relazioni

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Il 29 luglio si è svolto a Barzio presso il Centro parrocchiale S. Alessandro il decimo Convegno sulla famiglia. Il tema di quest’anno “Verità, segreti e bugie in famiglia” ha richiamato oltre 100 persone, con una presenza significativa e diversificata di operatori pastorali della famiglia e di professionisti.

Don Enrico Parolari, prete ambrosiano e psicologo, nell’introdurre i lavori ha evidenziato: «Siamo consapevoli che sul confine delicato e pericoloso tra verità, segreti e bugie passa l’autenticità e l’ecologia dei rapporti familiari nei quali si possa veramente crescere e amare. Tuttavia spesso non abbiamo il coraggio di riconoscerlo, di lasciarsi sfidare dalla verità e di entrare in un vero e proprio discernimento che tocca le scelte personali».

Rossella Semplici, psicologa clinica, ha affrontato il tema delle bugie nell’infanzia, percorrendo le tappe evolutive più significative ed evidenziando le situazioni che devono essere monitorate. Pur riconoscendo che «l’impatto emotivo con le bugie è forte e talvolta destabilizzante, è necessario, per aiutare uno sviluppo armonico e integrale, evitare alcuni comportamenti e adottarne altri. In particolare è indispensabile creare un contesto educativo caratterizzato da fiducia e libertà, da un’attenzione costante all’educazione morale e ai valori universali umani e spirituali. I primi sono la strada maestra per insegnare a distinguere tra bene e male e diventano un riferimento sicuro nei momenti più difficili, quali ad esempio l’essere in gruppo, dover resistere a curiosità e seduzioni pericolose. Inoltre, nel caso delle bugie tale educazione permette di distinguere tra bugia “buona” e “bugia cattiva”.

I secondi, in particolare la lealtà, la fedeltà e il rispetto della dignità propria e altrui rendono evidente la disattesa di tali valori nella prassi del mentire.

Infine è essenziale privilegiare il dialogo, anche quando gli argomenti e le situazioni da trattare sono complesse, delicate e fanno paura soprattutto agli adulti, come nel caso di sospetti comportamenti a rischio e frequentazioni imprudenti».

Gianni Bassi e Rossana Zamburlin, psicologi della coppia, hanno affrontato il tema della qualità della comunicazione e delle caratteristiche dell’amore: «Vivere nella verità un sano rapporto di coppia e un sano rapporto coi figli è una delle realtà più complesse e difficili che le persone possano realizzare. Per questo ci si deve formare psicologicamente, pedagogicamente e spiritualmente e diventare sempre più saggi. Prima di tutto è utile chiederci se ci relazioniamo col coniuge e coi figli in modo strumentale, trattandoli in una posizione di eccessivo ruolo (moglie-marito; padre-madre-figlio), dimenticandoci che l’altro è innanzitutto persona (il prossimo come dice il Vangelo e il prossimo è Gesù).

Nel rapporto di coppia intimo in cui si dice la verità scopriamo chi siamo, la nostra vera personalità, i nostri ideali spirituali, i nostri obiettivi; è molto difficile fingere o meglio le maschere sono particolarmente visibili; in coppia non si può fingere, le bugie, i segreti e le menzogne hanno vita breve.

La verbalizzazione di eventuali vissuti negativi, il dire la verità rende possibile vivere nel presente per un futuro migliore e non nel passato, che va lasciato nel passato, compreso e perdonato. Ogni tanto è bello ricordarsi dei primi incontri e dei primi gesti affettuosi. Raccontarsi come il rapporto si è evoluto: i momenti belli e i momenti difficili, anche di come si sono risolti ed esserne orgogliosi».

Laura Maninchedda, psicologa, psicoterapeuta ha specificato: «Nel campo dei rapporti interpersonali l’esigenza di verità e di chiarezza si fa generalmente sentire in modo più coinvolgente e incisivo perché riguarda direttamente la nostra vita affettiva. Non è certo facile affrontare con equanimità e comprensione la frustrazione dei sentimenti, la delusione delle aspirazioni e lo sconcerto di ritrovarsi inaspettatamente spogliati delle proprie sicurezze.

In queste situazioni, però, abbiamo la possibilità di dialogare e di cercare di capire che cosa possa aver spinto persone che conosciamo e a cui abbiamo dato affetto e fiducia a comportamenti che generano dolore, divisione e incomprensioni.

La verità è certo preferibile alla menzogna e tuttavia non bisogna mettersi in una posizione astratta e semplicemente normativa, ma esaminare i casi nella loro realtà e concretezza. E se il dialogo è un elemento essenziale di un rapporto vivo e dinamico, è anche vero che non sempre è necessario o conveniente dire tutto quello che ci passa per la testa.

In una società dove tutto, anche i sentimenti più intimi, viene dato in pasto alla curiosità di sconosciuti, dove la discrezione non è più una virtù, ma un bagaglio ingombrante, diventa difficile, ma tanto più necessario, capire i danni che può causare un uso indiscriminato di quello che si sa e si dice e soprattutto che il rispetto e la comprensione verso gli altri dovrebbero essere per tutti il principale imperativo morale».

Lo psichiatra Quirino Quisi e lo psicologo psicoterapeuta Maurizio Rampazzo hanno illustrato alcune caratteristiche di personalità di coloro che “abusano” di bugie.

«Le persone che raccontano bugie in modo compulsivo mentono costantemente per mantenere il proprio benessere psichico. Sono soggetti insicuri, con una bassa autostima; non sono manipolativi nei confronti degli altri e dopo aver detto una bugia si sentono in colpa, ma non riescono a non mentire.

Una situazione più complessa si ha quando la bugia viene utilizzata da soggetti con disturbi di personalità, quali ad esempio il disturbo narcisistico e antisociale.

Nel primo le persone utilizzano le bugie per mantenere l’alta immagine di sé verso gli altri; pertanto sono bugie autoreferenziali e tendenti a tacitare le preoccupazioni di eventuali giudizi negativi che gli altri possono avere su di lui/lei. Infatti sono persone che hanno un senso grandioso di importanza (esagerano risultati e talenti); hanno fantasie di successo, di potere, di fascino; credono di essere speciali, esigono eccessiva ammirazione e mancano di empatia.

Nel disturbo antisociale le bugie sono finalizzate al raggiungimento di un proprio profitto o di un piacere personale, dove tutto è lecito e l’altro è ridotto a strumento. Infatti queste persone sono incapaci di conformarsi alle norme sociali, sono impulsivi, riescono a far fare agli altri ciò che vogliono e non provano alcun rimorso dopo aver danneggiato, maltrattato o derubato gli altri».

La teologa Adele Colombo nel confrontare verità e menzogna alla luce di Gesù Cristo ha affermato che la verità si differenzia e si oppone alla menzogna, che contraddice la verità e in tal modo si oppone alla Giustizia e all’Amore. Inoltre la menzogna si caratterizza quale comportamento difensivo ed egocentrico, capace di condizionare l’evoluzione e la gioia degli esseri umani in relazione. Essa si costituisce come pietra d’inciampo anche nei rapporti familiari e sociali, nonché nella relazione con la Trinità che vuole, invece, il massimo bene dell’essere umano. L’amore è l’ingrediente principale e fondamentale della vita, perché impedisce la menzogna e motiva la giustizia e la verità nel modo di essere e di vivere le relazioni con Dio e con il prossimo.

Si è poi soffermata sulle figure di Pietro e Giuda, quali espressioni di verità e menzogna: entrambi furono chiamati da Cristo-Gesù; mentre il primo dopo averlo rinnegato pentì e «pianse amaramente» (Mt 26, 69-75) e per questo tornò allo splendore della verità, Giuda portò a pieno compimento il tradimento.

Ha concluso i lavori Francesco Cutino, psicoterapeuta dell’Aippc (Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici) evidenziando che il tema della verità, così come è stato trattato nei diversi contributi, apre a considerazioni diverse. Le aspettative degli altri rischiano di creare gabbie esistenziali a noi stessi spesso ignote, ma pervasive e alienanti la nostra autenticità e profondità relazionale.

È seguito un dibattito vivace, con numerosi interventi. Alcuni centrati sull’esperienza personale, altri volti ad ampliare aspetti trattati.

È emersa in particolare l’importanza che i genitori conoscano le caratteristiche psichiche delle diverse età, per meglio comprendere comportamenti e atteggiamenti dei figli; è stata sottolineata anche l’importanza di riservare attenzione ai coniugi anziani che, con la situazione nuova creata dal pensionamento, devono affrontare problematiche fino ad allora sconosciute.

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