Raccontiamo casi emblematici avviati verso una soluzione positiva. Ma non tutti presentano le condizioni per intervenire

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Un padre preoccupato per il figlio disabile e indebitato con le finanziarie, un marito separato incapace di affrontare gli ostacoli della vita, un dipendente di un’importante azienda ma inquilino moroso dell’Aler. Sono tre casi emblematici di persone giocatrici che si sono rivolte alla Fondazione San Bernardino al fine di ottenere un sostegno dal punto di vista economico-finanziario.

C. (l’iniziale è inventata come anche negli altri due casi), paziente del Noa (Nucleo operativo alcologia), è coniugato ed è padre di un bimbo purtroppo affetto da una grave forma di disabilità. Il reddito familiare, derivante da un lavoro regolarmente retribuito, consente di far fronte alle spese vive e necessarie per la gestione del nucleo ma non certo per provvedere al pagamento delle rate dei vari finanziamenti. La presa di coscienza da parte di Carlo del serio e pesante disagio creato da una seria forma di ludopatia ha fatto sì che iniziasse un percorso di recupero che non sarà molto breve ma che sta producendo, già a distanza di qualche tempo, frutti positivi. Grazie al finanziamento concesso (con garanzia della Fondazione San Bernardino all’80 per cento e canalizzazione dello stipendio nella banca convenzionata), C. ha potuto chiudere le proprie pendenze con le finanziarie. La Fondazione è in costante contatto con il Noa per garantire la buona riuscita dell’operazione finanziaria e il percorso di cura del paziente.

Il secondo caso è quello di A., seguito dal Sert (Servizio per le tossicodipendenze). Separato dalla moglie, senza figli, A. vive da solo pur mantenendo buoni rapporti con la madre e il fratello. Ha un lavoro stabile come impiegato presso un’agenzia di viaggi, ma ha un’invincibile propensione al gioco d’azzardo nelle sue varie forme (scommesse sportive, cavalli, bingo, lotterie) che ha assorbito negli anni tutte le risorse finanziarie disponibili, lasciando alla fine un’inevitabile stato di indebitamento. Dalla relazione del Sert non sembrerebbe che il disturbo compulsivo di A. possa considerarsi ormai risolto. Vista la precarietà della situazione la Fondazione non è riuscita a intervenire e ha attivato incontri di consulenza; comunque resta la disponibilità, qualora A. accettasse la nomina di un amministratore di sostegno, di cercare una soluzione alla complessa situazione economica.

Infine, questa è la storia di B. Si è presentato presso la Fondazione San Bernardino, accompagnato dall’assistente sociale interna di un’importante azienda di Milano di cui è dipendente, con una situazione personale segnata da una dedizione totale al gioco di azzardo, sostituita successivamente da un altrettanto assorbente abitudine all’alcolismo. A distanza di qualche anno è sembrato di poter cogliere nel suo atteggiamento un maggior autocontrollo e una presa di coscienza della propria posizione. Per contro, B. ha una morosità pluriennale dei canoni di affitto della casa nei confronti dell’Aler, sostenendo l’impossibilità – non del tutto ingiustificata, con lo stipendio decurtato – di fare fronte anche a questa spesa. Gli è stato concesso un finanziamento che ha permesso di chiudere le pendenze con le finanziarie ed evitare, così, il pignoramento dello stipendio. Nessun intervento è invece programmato per il debito con l’Aler, a parte possibili trattative per concordare piani eventuali di rientro.

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