Le “Conclusioni” del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo

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La rappresentazione mediatica del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo del 23 ottobre, compresa la “coda” di tali riunioni fissata al 26 ottobre, è fedele nella sostanza per quanta sfumata nei contorni (non meno importanti). I leader dei 27 Stati dell’Ue si erano dati appuntamento per affrontare varie questioni: la risposta al problema del debito sovrano di alcuni paesi e dunque la stabilità della moneta unica, la governance, il rilancio dell’economia comunitaria, la posizione comune da portare su questi diversi aspetti al G20 di Cannes di inizio novembre e quella in vista della conferenza Onu sul clima, tra poco più di un mese, a Durban. Alcuni accordi di fondo sono stati raggiunti dopo il venir meno di molteplici tensioni politiche; del resto varie decisioni sono state rimandate (si pensi alla ricapitalizzazione delle banche), tanto da doversi rivedere dopo tre giorni. E i giochi sono ancora aperti.

Ottimismo diplomatico

Nelle sue diverse formazioni (Consiglio europeo, 27 Stati Ue; Eurogruppo, 17 paesi che adottano la moneta unica), il tavolo delle trattative di domenica 23 ottobre è stato incandescente. Al termine dei lavori, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e quello della Commissione, José Manuel Barroso, hanno voluto – forse dovuto – mostrare soddisfazione e ottimismo. Il fondo salva-Stati è in fase di definizione, le banche saranno ricapitalizzate, “mister euro” (fino al giugno 2012 sarà lo stesso Van Rompuy) coordinerà la vigilanza nell’area della valuta Ue, argini alla speculazione finanziaria dovrebbero evitare prossime crisi; inoltre il six-pack, il “semestre europeo” e il Patto euro plus aiuteranno a vigilare sui conti pubblici. E poi gli impegni per rilanciare le economie nazionali anche mediante fondi strutturali Ue sembrano convincere i capi di Stato e di governo… Per alcuni Stati, come Spagna, Portogallo e Irlanda, la situazione dei bilanci e dell’economia migliorano (e dunque si alleggerisce la pressione dei mercati e della stessa Ue), per altri, come Grecia e Italia, invece il livello di guardia resta al massimo e in questo senso i nuovi vertici del 26 ottobre saranno decisivi.

I documenti ufficiali

Come sempre, i documenti finali dei summit europei dicono e non dicono. Ovvero mettono “nero su bianco” le decisioni assunte, tralasciano quelle posticipate o rimandate. «Oltre ad affrontare le sfide immediate poste dalla crisi finanziaria, è essenziale intensificare gli sforzi per assicurare una crescita sostenibile e tesa a creare occupazione – affermano solennemente le “Conclusioni” del Consiglio Ue -. Il risanamento di bilancio e la riduzione del debito rivestono un’importanza cruciale per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche e ripristinare la fiducia. Al tempo stesso è necessaria un’azione determinata per rafforzare l’economia già nel breve periodo». È pertanto essenziale – questa la convinzione espressa dai leader dei diversi Stati membri, che ora dovranno passare dalle parole ai fatti – che l’Ue attui gli aspetti della strategia Europa 2020 per la crescita, l’innovazione e l’occupazione. «Gli Stati membri accelereranno le riforme strutturali conformemente alle raccomandazioni formulate nel contesto del semestre europeo»: questa è la promessa esplicita. In tale quadro, il Consiglio europeo «ha individuato una serie di priorità cui riservare una corsia preferenziale dato il loro notevole impatto sull’occupazione e la crescita».

Puntare allo sviluppo

Se per le soluzioni “operative” per quanto riguarda la stabilità di Eurolandia diventa decisivo il vertice del 26 ottobre, qualche elemento in più appare chiaro sul fronte della “crescita”, per la quale il Consiglio «ha individuato un numero limitato di priorità chiave per la politica economica interna da portare avanti a breve termine ai fini di una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva ed eco-compatibile». Fra queste appaiono: il completamento del mercato unico, compreso il “mercato unico digitale”, estendendo la banda larga a tutto il territorio comunitario entro il 2015; la riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese (l’obiettivo è la contrazione di tali spese del 25% entro il 2012); la semplificazione normativa e procedurale; le riforme strutturali, fra cui quella delle pensioni e del mercato del lavoro, laddove richieste. Sempre in questo capitolo possono essere determinanti i miglioramenti sul piano del mercato energetico, della ricerca, degli investimenti produttivi. Le “Conclusioni” affermano ancora: «Rafforzare la regolamentazione finanziaria rimane una priorità fondamentale a livello Ue e mondiale. Dal 2008 sono stati ottenuti notevoli risultati con la riforma del nostro quadro di regolamentazione e vigilanza, ma occorre proseguire gli sforzi per affrontare i punti deboli del sistema finanziario e prevenire future crisi». E qui si collocano proprio i compiti assegnati alle prossime riunioni.

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