L’azzardo è per legge vietato ai minorenni, ma la realtà che spesso si osserva nei bar e nelle ricevitorie è ben diversa

di Stefania CULURGIONI e Marta ZANELLA

gioco azzardo

«Abbiamo avuto il caso di quei genitori che non si erano accorti che il figlio avesse una dipendenza vera e propria fino al giorno in cui, per caso, la madre ha aperto il cassetto degli ori e si è accorta che era sparito tutto: il figlio aveva rubato e venduto tutto quello che aveva trovato perché aveva bisogno di soldi». Una storia che fa pensare agli anni bui della droga, quelli in cui a rubare in casa erano i giovani a caccia di soldi per una dose. Ma in questo caso, al ragazzo, i soldi servivano per giocare al poker online. Sono sempre di più i casi di ragazzini come questo, raccontato da Simone Feder, psicologo della Casa del giovane di Pavia.

In Italia il gioco d’azzardo è per legge vietato ai minorenni, ma c’è qualcosa che evidentemente non funziona, se la realtà che spesso si osserva nei bar e nelle ricevitorie è ben diversa. «Vediamo tabaccai che non si fanno nessuno scrupolo a vendere gratta&vinci ai minori, osserviamo ragazzini palesemente minorenni che giocano alle slot machine all’interno degli esercizi pubblici, e nessuno sembra accorgersi o almeno trovare strano quanto sta succedendo», dice Daniela Capitanucci, fondatrice dell’associazione And (Azzardo e nuove dipendenze), che da anni dedica grande attenzione all’educazione e prevenzione in tema di patologia da gioco d’azzardo nei minori.

«Per non parlare di quanti bambini vediamo che passano il loro tempo al bar accanto ai propri genitori che giocano alle slot, in silenzio e nell’indifferenza generale. È purtroppo comune vedere mamme, nonni, che giocano alle macchinette con bimbi anche piccoli in braccio o accanto, nel passeggino. E mai nessuno che dica niente, che intervenga», dice ancora Feder, che è anche tra le voci più importanti del Movimento No Slot.

Che il fenomeno dei ragazzini che giocano esista anche se non dovrebbe, è evidente. Ma di quanti ragazzi stiamo parlando, è più difficile dirlo con precisione.

Secondo lo studio Espad (una ricerca europea, realizzata per l’Italia dal Cnr di Pisa, che ha l’obiettivo di monitorare i consumi di sostanze psicoattive e i comportamenti a rischio nelle scuole) sono più di un milione gli studenti di scuole superiori delle che nel 2012 riferiscono di aver giocato soldi, in pratica quasi uno ogni due, e di questi 630 mila sono minorenni.

Ad essere decisamente più coinvolti nel vortice del gioco sono i maschi (il 55,1% contro il 35,8% delle ragazze). Un quinto dei ragazzi ha dichiarato di aver giocato somme di denaro più di venti volte nel corso dell’anno. Circa il 74% ha scommesso in media meno di 10 euro al mese, il 20% da 11 a 50 euro e il 6% oltre 51 euro.

«Sebbene la maggior parte rientri tra i giocatori moderati e senza alcun profilo di rischio – spiega Sabrina Molinaro, responsabile della ricerca – 70 mila, circa il 7%, risultano problematici, mentre 100 mila studenti, circa il 12%, è a rischio debito di gioco».

La prevenzione è allora fondamentale, e sono tutti concordi nel dire che bisogna partire dall’educazione nelle scuole. È quanto stanno già facendo in molti. L’associazione Azzardo e nuove dipendenze organizza percorsi educativi nelle scuole di tutta Italia.

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