Disaffezione politica, nuova comunicazione, denatalità

di Andrea CASAVECCHIA

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Si è aperto un anno che sarà intenso. Alcuni processi sociali nel 2014 si sono consolidati e continueranno ad attraversare le maglie della nostra comunità, coinvolgono le dinamiche comunicative, la partecipazione democratica, la morfologia demografica. Gli esiti finali sono imprevedibili, però si può descrivere la loro direzione e immaginare come influenzare la loro traiettoria per l’Italia che verrà.

Il rapporto tra cittadini e politica è il primo processo che segna un cambiamento nella vita democratica. I risultati nelle ultime tornate elettorali ne sono una testimonianza: il rumore dell’astensionismo, che nell’anno ha condizionato le votazioni per il Parlamento europeo come quelle per alcune regioni italiane, è fragoroso. Ci indica una doppia tendenza: l’incapacità delle forze politiche di coinvolgere l’elettorato e le forti disaffezione e delusione dei cittadini. Questo è solo un tassello del rapporto controverso degli italiani con le istituzioni: solo il 15% ha fiducia nello Stato, il 20% nelle Regioni, dice una ricerca Demos, nella quale si aggiunge che la fiducia nel Parlamento italiano è al 7: tanti indicatori che mostrano la fatica del nostro sistema democratico e la difficoltà di trovare una via nuova. Un elemento che rimane è il legame tra la pratica del volontariato e la dimensione partecipativa, forse da lì si potrebbero innestare nuove dinamiche per il futuro. Però oltre al ritmo che è stato evocato per il nuovo anno serviranno anche credibilità e coinvolgimento.

La diffusione di nuovi ambienti comunicativi è il secondo processo: nel 2014, ha registrato il Censis, ormai il 63,5% della popolazione accede quotidianamente al web tra questi c’è la quasi totalità dei giovani fino ai 29 anni e oltre l’84% degli adulti tra i 30 e 40 anni. Si affermano e si affiancano ai precedenti, nuovi ambienti relazionali nei quali abitano e convivono ricordi di esperienze, informazioni sugli eventi giornalieri, commenti sui fatti di cronaca mondiale e della strada sotto casa. Con la semplice pressione di un dito la nostra socialità cambia modalità espressive; assume forme di linguaggio meno razionali e più emotive. Nel nuovo anno il trend continuerà; la modalità comunicativa e ambiente relazionale sono i veicoli da cui si trasmettono sapere e saggezza. C’è l’esigenza di una riforma educativa che supera il tentativo lodevole di riorganizzare il sistema di istruzione, tocca lo stile e la forma dei rapporti intergenerazionali.

Lo squilibrio demografico è il terzo processo: per la prima volta i nuovi nati sono stati meno di 100mila. Cambia la morfologia della nostra società: incontreremo sempre più capelli grigi, con una prospettiva di vita media intorno agli 80 anni per gli uomini e a 84 per le donne, e avremo a che fare sempre meno con i bambini. D’altronde gli uomini si sposano a 34 anni e le donne a 31; l’età media al primo matrimonio ogni anno sale un pochino. Le coppie continuano a formarsi sempre più tardi ancora dopo si generano figli. Per invertire il trend occorre una nuova attenzione alla famiglia che parta da politiche di conciliazione e per l’abitazione oltre che dalla lotta alla precarietà. Urge sanare la frattura generazionale nel mondo del lavoro che continua a crescere: il confronto di due periodi storici proposto da Italia Lavoro è impietoso: tra il secondo trimestre 2008 e il secondo trimestre del 2014, l’occupazione cala del 27% tra i ventenni (20-29 anni), e aumenta del 56.8% tra i 60-64enni. Nel nuovo anno il Jobs act favorirà probabilmente una maggiore presenza delle fasce giovanili, rimane da scoprire se migliorerà le loro condizioni economiche e se garantirà una stabilità capace di offrire prospettive progettuali.

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