Hanno mantenuto la denominazione originale malgrado il rinvio imposto dalla pandemia e sono pesantemente condizionate dai protocolli di sicurezza: negli ultimi giorni diversi atleti positivi al Covid. Dal 24 agosto i Giochi paralimpici

di Mauro COLOMBO

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I cinque cerchi davanti allo Stadio Olimpico di Tokyo

Alla fine, e nonostante tutto, ha avuto ragione lui: «I Giochi in Giappone si faranno». Così il 67enne tedesco Thomas Bach aveva dichiarato il 10 marzo, subito dopo essere stato confermato alla presidenza del Comitato Olimpico Internazionale. E con teutonica sicurezza aveva ribadito: «Tokyo è la città olimpica meglio preparata di sempre». Anche se poi aveva ammesso: «La domanda non è se, ma come si svolgeranno questi Giochi Olimpici…».

Sì perché, dopo il rinvio obbligato dello scorso anno a causa della pandemia, all’inizio della primavera su Tokyo 2020 (si è mantenuta infatti la denominazione originale) regnava ancora l’incertezza. Mentre il Governo giapponese tranquillizzava («andiamo avanti, i Giochi saranno al sicuro»), circa l’80% della popolazione auspicava un nuovo rinvio: la preoccupazione per nuovi rischi di contagio si accompagnava ai timori di enormi perdite finanziarie e anche di credibilità del Paese. E all’interno dello stesso Cio non mancavano gli scettici (tra loro non c’era il presidente del Coni Giovanni Malagò, che si è sempre detto sicuro che le Olimpiadi si sarebbero disputate). Mentre molti campioni dichiaravano forfait, la macchina organizzativa si è comunque messa in moto: il viaggio della fiamma olimpica è partito il 25 marzo simbolicamente da Fukushima, teatro del disastro nucleare del 2011, e i cinque cerchi sono stati scoperti sul Monte Takao il 14 aprile, a 100 giorni esatti dall’inizio dei Giochi.

Quelli in programma dal 23 luglio all’8 agosto saranno Giochi molto diversi dal solito, nel rispetto delle linee-guida emanate per permettere ad atleti e addetti ai lavori di muoversi in sicurezza: autoquarantena in patria prima del viaggio, test all’aeroporto di partenza e a quello d’arrivo in Giappone, verifiche giornaliere tramite tamponi. Alla cerimonia d’apertura parteciperanno solo in 6000 e anche la permanenza nel Villaggio olimpico delle 21 torri (che possono ospitare fino a 18 mila persone) è stata ridotta. Vietato il contatto fisico, compresi gli abbracci e le strette di mano, proibito l’utilizzo di mezzi pubblici e la frequentazione di spazi pubblici. Si può lasciare l’alloggio solo per raggiungere le sedi degli eventi in cui si è coinvolti, ma non per seguire altre competizioni come spettatori (in totale i siti di gara sono 43): una app monitorerà gli spostamenti. I diversi casi di atleti positivi al Covid registrati in questi ultimi giorni mantengono comunque alto il livello di allerta.

Circa la presenza di spettatori in tribuna, la decisione è stata posticipata fino all’ultimo: prima esclusa, poi ammessa e limitata a un massimo di 10 mila persone per eventi, poi nuovamente esclusa dopo la recente dichiarazione dello stato d’emergenza in Giappone per tutta la durata delle Olimpiadi.

Anche l’Italia, ovviamente, si attiene rigidamente ai protocolli. Gli oltre 300 atleti sono stati tutti vaccinati, molti in quanto militari, gli altri per volontà del Governo. La delegazione “vestita” da Giorgio Armani è ristretta, non contemplando né ospiti, né accompagnatori. Casa Italia è a The Kihinkan – Takanawa Manor House. L’obiettivo, a detta di Malagò, sarà quello di migliorare Rio 2016, quando gli azzurri chiusero con 28 medaglie complessive, di cui 8 d’oro.

Ma quali saranno i nostri volti-copertina? Due ci sono già, quelli dei portabandiera. Per la prima volta è una coppia, formata da due campioni olimpici: la tiratrice a volo Jessica Rossi, oro a Londra 2012, e il ciclista Elia Viviani, primo nell’omnium a Rio 2016. Naturalmente non si limiteranno a portare nello Stadio olimpico «Foresta» (soprannome dovuto al legno usato nella costruzione) il tricolore ricevuto al Quirinale dal presidente Mattarella il 23 giugno, perché le loro credenziali agonistiche sono intatte. In aggiunta proviamo a fare qualche altro nome: Gregorio Paltrinieri, l’highlander delle acque, che si misurerà sia in corsia (800 e 1500 metri), sia in mare aperto (10 km); Gian Marco Tamberi, saltatore in alto che ha un conto da regolare con la fortuna, dopo l’infortunio che lo costrinse a rinunciare a Rio; la regine delle piscine Federica Pellegrini, forse al passo d’addio di una carriera lunghissima e strepitosa (ma con lei non si può mai dire), pronta a passare il testimone alle già fortissime “sorelline” Quadarella e Pilato; il ciclista Vincenzo Nibali, anche lui alla ricerca dell’ultimo traguardo di prestigio, sfuggitogli per una caduta in Brasile. E siccome l’Italia dello sport è in tutto e per tutto multietnica, aggiungiamo Ivan Zaitsev e Paola Egonu, simboli delle due Nazionali di pallavolo, che sia al maschile, sia al femminile, in passato sono già arrivate a un soffio dall’oro olimpico (la Egonu, tra l’altro, è una degli atleti chiamati a portare il vessillo a cinque cerchi del Cio durante la cerimonia inaugurale).

Chiusi i Giochi, il 24 agosto partiranno le Paralimpiadi, che fino al 5 settembre regaleranno emozioni uniche. A sfidarsi saranno 4400 atleti. I due alfieri azzurri saranno la fiorettista Bebe Vio e il nuotatore Federico Morlacchi, con la prima tra i protagonisti più attesi: oro nel fioretto a Rio 2016, sarà impegnata il 28 agosto nel torneo individuale e il giorno dopo nella competizione a squadre. Con il solito sorriso a mascherare la sua grinta da leonessa.

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