Mentre si cerca di stabilire l’effettivo impatto del sisma, la rete cattolica è già in azione: Caritas Internationalis ha preallertato le Caritas del mondo invitando a raccogliere fondi

Agenzia SIR

È ancora incerto il numero delle vittime e dei danni del fortissimo terremoto – magnitudo 7,8 Richter – che ha colpito ieri il Sud-Est dell’Iran e il Sud-Ovest del Pakistan, nella zona di confine. Inizialmente si parlava di almeno 80 vittime in Iran e di una città interamente distrutta, Hiduch. Ora pare che le cifre siano state ridimensionate in Iran, anche se, secondo le autorità iraniane, è stato il più potente terremoto degli ultimi 50 anni.

«Dalle notizie in nostro possesso nella parte iraniana non si registrano morti, ma solo qualche ferito leggero – ha detto monsignor Ignazio Bedini, vescovo di Ispahan dei Latini, Teheran -. Per sapere se ci sarà bisogno d’intervenire come Caritas occorrerà attendere le decisioni delle autorità che devono coordinare i soccorsi. Se la Mezzaluna rossa, già impegnata negli aiuti alle persone colpite, dovesse aver bisogno di aiuto, allora verremo informati. Per ora non abbiamo ricevuto nessuna richiesta in tal senso». «La zona colpita è desertica, le strutture abitative sono in gran parte tende e fortunatamente non ci sono vittime – spiega -. Quindi non resta che aspettare. La nostra Caritas per il momento continua il suo lavoro nella zona di Bam, devastata dal terremoto del 2003».

In Pakistan, invece, sono state registrate al momento almeno 35 vittime nella provincia del Baluchistan. Caritas Pakistan sta cercando di raccogliere dati per verificare la situazione. Per ora si sa solo che una grossa percentuale delle abitazioni è crollata e mancano farmaci per curare i feriti.

In Iran la rete Caritas è intervenuta per il terremoto del 26 dicembre 2003 nella città di Bam e villaggi limitrofi; nel terremoto del 22 febbraio 2005 nell’area di Zarand, nella provincia di Kerman. In Iran Caritas Italiana sta ancora realizzando programmi di ricostruzione, riabilitazione e sviluppo soprattutto nelle aree rurali dei villaggi colpiti dai vari terremoti.

Paolo Beccegato, responsabile dell’area internazionale di Caritas Italiana, si è recato in passato in quelle zone e traccia il punto della situazione.

Che contatti avete avuto con Caritas Iran e Pakistan?
Caritas Pakistan e Caritas Iran stanno sentendo le autorità e tutti i riferimenti sul posto. Ma lì non ci sono Caritas parrocchiali né comunità cristiane che possano dare informazioni dirette. In questi primi giorni è difficilissimo sapere cosa faremo, anche perché l’epicentro del terremoto in Iran è in una zona sperduta. Caritas Iran è piccolissima, ha sede a Teheran ma non ha una presenza nella zona colpita. Dagli anni Novanta abbiamo sempre operato con loro, andando sul posto per fare accordi con le aziende per ricostruire le case o aiutare le vittime. La magnitudo del terremoto è molto alta e la zona colpita è vasta. Sono crollate migliaia di case. Ci sarà un impegno di ricostruzione significativo che coinvolgerà Iran e Pakistan, due Paesi con tensioni interne molto forti.

Sono già partiti aiuti umanitari?
In questi Paesi le Caritas di solito non intervengono negli aiuti di emergenza ma con interventi di riabilitazione e ricostruzione. Ci sono grosse difficoltà nella logistica, non è facile andare nella zona colpita del Pakistan e nell’Iran. Ci saranno grossi problemi di spostamenti e di accordi per realizzare i progetti, però spero, per esperienza, che sarà possibile fare lavori di ricostruzione ma con grandissima tenacia, calma, formalità. Serviranno accordi con il governo centrale e locale e lavorare nel lungo periodo. A Bam stiamo ancora lavorando dopo 10 anni, lo stesso in tutti i terremoti che hanno colpito l’Iran. Si tratta di lavori lunghi. Temiamo migliaia di persone coinvolte e gravi danni a cliniche, scuole, ospedali, dispensari. Prevediamo un lavoro in questi ambiti, sempre in accordo con il governo centrale e locale e con le agenzie umanitarie dell’Onu. Di solito siamo accreditati e conosciuti, tutto viene fatto con grande trasparenza, a volte sono loro a chiederci d’intervenire in alcune fasce di povertà. A priori resta il fatto che noi ci rendiamo disponibili a collaborare.

Come si sta muovendo la rete internazionale delle Caritas?
Caritas Internationalis ha già mandato una nota interna di pre-allarme a tutte le Caritas del mondo dicendo che la situazione è grave, con l’invito a raccogliere fondi, perché quasi sicuramente ci sarà da lavorare intensamente. Tra qualche settimana si cominceranno a prendere i primi accordi formali e quindi prevedo tempi lunghi per la ricostruzione di case, strutture, scuole, ospedali.

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