Dopo la sentenza della Consulta la Cei scrive: «Spinta culturale a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia scelta di dignità». Il segretario generale: «Non comprendiamo come si possa parlare di libertà»

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«Si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia». I vescovi italiani si ritrovano «unanimi nel rilanciare queste parole di papa Francesco» e «in questa luce esprimono il loro sconcerto e la loro distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale»: lo si legge in una nota della Presidenza della Cei. «La preoccupazione maggiore è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità. I vescovi confermano e rilanciano l’impegno di prossimità e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati. Si attendono che il passaggio parlamentare riconosca nel massimo grado possibile tali valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libertà di scelta».

«Saremo attenti e vigilanti a tutela della vita delle persone, soprattutto di chi si trova in situazioni di disagio, di difficoltà, di malattia»: così monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei. «È anomalo che un pronunciamento così forte e condizionante sul suicidio assistito arrivi prima che ci sia un passaggio parlamentare – ha fatto notare -. In Europa è la prima volta che accade. Non comprendiamo come si possa parlare di libertà. Qui si creano i presupposti per una cultura della morte, in cui la società perde il lume della ragione». Secondo Russo «stiamo assistendo a una deriva della società, dove il più debole viene indotto in uno stato di depressione e finisce per sentirsi inutile».

«Il medico esiste per curare le vite, non per interromperle – ha aggiunto in merito all’obiezione di coscienza -. Chiediamo che ci possa essere questa possibilità. Quando parliamo di libertà, ciò non può non avvenire. I medici sono per la vita, e non per intervenire sull’interruzione anticipata della vita delle persone». Quanto a prossime iniziative future, Russo ha detto: «Vedremo, lo faremo in stile di confronto e di rispetto per le persone, e in uno spirito di dialogo costruttivo». E su eventuali prossime mobilitazioni o iniziative della Chiesa italiana, monsignor Russo ha annunciato: «Agiremo per una prossimità a chi si trova in uno stato di indigenza legato alla salute, a coloro che si trovano in un percorso particolare della loro vita che li vede in situazioni difficili».

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