La testimonianza di monsignor Giuseppe Nazzaro Ofm, vicario apostolico di Aleppo dei Latini, che lancia un appello per la fine dell’embargo

Agenzia SIR

Siria

Buio e freddo avvolgono Aleppo, dove la notte la temperatura scende a sotto lo zero. Mancano elettricità e riscaldamento e a farne le spese sono soprattutto i bambini che si ammalano. Il rischio di morire per freddo e stenti è alto, soprattutto per chi vive nei campi profughi e per le strade perché a causa dell’embargo in Siria mancano anche le medicine. È una testimonianza drammatica quella da Aleppo di monsignor Giuseppe Nazzaro Ofm, vicario apostolico di Aleppo dei Latini.

Com’è la situazione ad Aleppo: sappiamo che non c’è elettricità, che le famiglie vivono al buio e al freddo…
Esattamente come sto adesso io. Siamo qui con il giaccone addosso e il cappello in testa per proteggerci dal freddo. La sera siamo completamente al buio, ma anche durante il giorno non c’è elettricità. Ieri per esempio, non abbiamo avuto corrente dalle 3 e mezza di pomeriggio fino a questa mattina, quando è ritornata verso le 11 e mezza.

E i bombardamenti?
Noi sentiamo le bombe da dove partono, ma non sappiamo dove arrivano. Il problema qui è che chiunque prenderà il potere domani, prima di preoccuparsi di mettere a posto il Paese e ricostruire sulle macerie, dovrà fare i conti con gli animi che vivono di odio e di disperazione. Se non passano due o tre generazioni, qui ora la situazione è disastrosa.

Come è la situazione per le strade?
Per strada bisogna fare giri incredibili per andare da un posto all’altro della città a causa dei blocchi dappertutto e i controlli per la sicurezza. Questa è la situazione.

Sappiamo che i bambini si stanno ammalando a causa del freddo. È così?
È normale. Tra l’altro siamo anche senza medicine. L’embargo voluto dalle Nazioni Unite, oltre a togliere i viveri, ha privato la popolazione delle medicine. È normale che nei campi dei rifugiati muoia un bambino per il freddo, visto che non ci sono le medicine per curarlo. Siamo tutti senza gasolio, senza riscaldamento, senza gas per cucinare, senza elettricità e senza pane, senza quindi i più elementari mezzi di sussistenza. Ma noi qui abbiamo ancora un tetto sopra la testa, che ci protegge. Chi vive invece sotto una tenda e peggio ancora per la strada, come fa a sopportare il freddo? Qui la notte la temperatura scende sotto lo zero. Mi chiedo se i signori che siedono al Palazzo di vetro, si pongono questo problema…

Vuole lanciare un appello per la fine dell’embargo sulla Siria?
Io lancio un allarme non soltanto per l’embargo, ma per tutta la situazione che siamo obbligati a vivere oggi. I potenti della terra che l’hanno causata, la devono smettere, la devono finire. Noi stavamo benissimo. Vivevamo in pace. Ci hanno portato una guerra che è diventata guerra fratricida, che sta distruggendo un Paese bellissimo, ricco di storia, ricco di civiltà. Ed ora è tutto distrutto. Sono fatti di una storia che si ripete in tutto il Medio Oriente. Guardiamo per esempio che cosa sta succedendo in Egitto…

L’Alto Commissariato dell’Onu per i diritti umani ha fornito dati agghiaccianti sul conflitto siriano: 60 mila morti dal 15 marzo 2011 ad oggi. Che impressione le fanno questi numeri?
L’Alto Commissariato dell’Onu ha mai detto quanti sono stati i morti durante il conflitto in Iraq? Ci hanno sempre dato soltanto i numeri dei marines morti, ma non hanno mai detto le migliaia e migliaia di iracheni civili morti. Che vuol dire, che in una guerra i civili sono solo carne da macello? Che non meritano di essere contati. Quando una bomba parte, crea distruzione e morte.

In Italia, purtroppo, la gente si è abituata a questi “numeri”. Lei che cosa ha da dire?
Quello che mi sta a cuore è che in Europa si sappia bene che cosa sta succedendo qui e in tutto il Medio Oriente e per colpa di chi. Questa è soprattutto una guerra di commercio. Siamo nella nuova colonizzazione che si traduce: «Io vi do le armi, voi vi autodistruggete e poi vengo io a ricostruire tutto…». Ma poi tutto questo è pagato con la nostra vita.

Il suo auspicio per il 2013?
Io non ho mai perso la speranza, perché sono convinto che ci vuole un pizzico di buona volontà. Prima o poi noi avremo la pace. Il giorno in cui arriverà la pace, sarà stata pagata a caro prezzo, al prezzo di tante vite umane che se ne sono andate via. E al prezzo di tanti animi distrutti e angosciati, pieni di odio e di vendetta l’uno contro l’altro.

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