Alessandro Rosina, docente di Demografia all’Università cattolica, presenta i dati del Rapporto giovani, la ricerca dell'Istituto Toniolo

di Pino NARDI

La famiglia rimane saldamente al centro nel rapporto tra le generazioni. Soprattutto in una stagione di crisi, aiuta a mantenere la coesione sociale e ad essere luogo di crescita e di sostegno solido per i figli. È quanto emerge dai dati del Rapporto giovani, una ricerca che sta conducendo l’Istituto Toniolo tra i giovani italiani. Ne parliamo con Alessandro Rosina, docente di Demografia all’Università cattolica.

Dai dati della vostra ricerca emerge tra i giovani la considerazione della famiglia come fondamentale per il sostegno ai propri obiettivi. Insomma, su questo la famiglia tiene?

«Assolutamente sì: l’85% degli intervistati dice che la famiglia è cruciale per i propri obiettivi. È un dato elevatissimo, perché è difficile trovare percentuali così alte di consenso su qualsiasi tema. Quindi vuol dire che per i giovani la famiglia è proprio un punto di riferimento essenziale per realizzare i progetti di vita».

C’è allora un dialogo e una comunicazione: è ancora molto forte lo scambio generazionale tra genitori e figli?

«È anche aumentato per le difficoltà che trovano i giovani a trovare il sostegno nelle politiche pubbliche, per accedere al mercato del lavoro, per ottenere sostegni alla propria autonomia. Le politiche sono molto più carenti rispetto agli altri Paesi europei e questo fa sì che la famiglia sopperisca a questa carenza. Inoltre, la crisi economica ha ulteriormente accentuato le difficoltà dei giovani, perciò la famiglia ancora di più è il sostegno principale a cui attingono, a cui fanno riferimento».

La famiglia continua ad essere il più potente ammortizzatore sociale?

«Sì, ma non è solo un ammortizzatore. Questo lo dicono i politici e gli economisti, ma c’è molto di più: la famiglia non è solo il sostegno strumentale economico, ma quello emotivo, affettivo, di orientamento, di sostegno, di formazione. Un supporto a 360 gradi molto più ampio».

Tra i dati del Rapporto giovani emerge che i genitori sostengono economicamente anche i figli che ormai sono fuori casa e che lavorano…

«Sì, è rilevante la quota di giovani che sono usciti dalla casa dei genitori, che hanno un lavoro ma che nonostante questo hanno comunque necessità di un aiuto ulteriore dalla famiglia. Vuol dire che avere un lavoro non necessariamente consente ai giovani di conquistare una piena autonomia. È un segnale importante, perché non ci sono solo i tantissimi giovani che rimangono a vivere con i genitori perché non trovano lavoro o è mal pagato e precario, ma c’è anche una quota di chi, conquista una propria autonomia, vive per conto proprio e ha un lavoro, ma non riesce a mantenere pienamente questa autonomia e quindi continua ad avere necessità dei genitori».

Tuttavia esiste anche il fenomeno inverso: una quota di figli che dà una mano ai genitori, come accadeva un tempo…

«Questo è l’aspetto più interessante, perché in Italia si dice molto di quanto sia forte e rilevante l’aiuto dei genitori nei confronti dei figli. Ma c’è anche viceversa la solidarietà intergenerazionale, anche qui accentuata dalla crisi economica. Chi ha un lavoro e un reddito aiuta anche gli altri membri della famiglia. Molto spesso anche una quota rilevante di giovani che non vivono più con i genitori danno un aiuto alla famiglia di origine. È un segnale importante di quanto sia solido questo interscambio tra generazioni in entrambe le direzioni e quanto la solidarietà familiare e intergenerazionale sia attiva per far fronte alle difficoltà».

Allora l’impegno a sostegno della famiglia necessita di una politica familiare diversa?

«Certo. La carenza di politiche familiari fa sì che le famiglie si trovino abbandonate a se stesse e quindi schiacciate da queste difficoltà. Una politica invece che vada a favore della famiglia fa diventare un valore aggiunto questa forte solidarietà intergenerazionale, la fa attivare in maniera più solida, più ricca e quindi consente poi alla famiglia di avere un ruolo ancora più rilevante all’interno della società italiana. Favorisce perciò la crescita sia economica e di benessere della famiglia, sia della società. La famiglia oggi consente la coesione sociale in Italia, perché senza questi aiuti all’interno del nucleo familiare crollerebbe tutto. Tuttavia fa capire che la forza della famiglia se potesse essere espressa meglio con politiche adeguate aiuterebbe molto di più non solo il Paese a difendersi dalla crisi, ma addirittura a crescere meglio e a creare percorsi anche per i giovani più solidi, fattivi e con un contributo da protagonisti nella società italiana».

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