Dal secondo semestre 2013 andrà meglio. Se però si continua nella rigida politica di bilancio e si permette alle aziende di essere più competitive nei mercati mondiali

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Tenere salde le redini del bilancio pubblico e favorire la competitività dell’economia italiana: non è il programma politico di un partito in particolare, ma dovrebbe esserlo di quello che vincerà le prossime elezioni politiche, stando alle parole che il governatore della Banca d’Italia ha rilasciato a un quotidiano italiano. Ignazio Visco si è sbilanciato su un terreno che non è di sua stretta competenza poiché prevede che – dal secondo semestre del 2013 – i numeri dell’attuale crisi inizieranno a essere migliori. Cioè: peggio di così non dovrebbe andare, se faremo le cose giuste andrà meglio.

Sulla ripresa economica vi è molta incertezza. Secondo la cancelliera Angela Merkel, l’Europa ripartirà addirittura dal 2017; secondo Confindustria, non c’è molto da stare ottimisti. Ma se l’ufficio studi di Bankitalia intravvede all’orizzonte una linea di rosa, significa che le condizioni sono tali da far risorgere il sole.

Però. Non accadrà in automatico. Nessuna locomotiva trascinerà l’Italia a prescindere, come spesso è accaduto nel corso degli ultimi decenni. Dovremo fare la nostra parte. Semplice a dirsi, difficilissimo a farsi dal Brennero in giù.

La storia recente racconta che il tirare a campare con furbizie varie (Argentina, Grecia) o lasciare che i problemi rimangano irrisolti fino a farli esplodere (Spagna) non paga. Anzi, si paga un conto salatissimo perché nessuno è più disposto a fare sconti e a chiudere un occhio verso chi dice, e non fa. Non ci sono più situazioni geopolitiche o autarchie economiche che possano permettere il vivere di rendita o il tirare a campare. Il “fare ammuina”, come si dice a Napoli: muoversi di qua e di là con una certa frenesia, rimanendo alla fine allo stesso punto e senza aver cambiato alcunché.

Visco ha chiarito con estrema semplicità cosa dovrebbe fare la coalizione politica che vincerà le prossime elezioni: continuare nella rigida politica di bilancio introdotta da Mario Monti (significa: spendere non più di quanto s’incassa); permettere alle aziende di essere più competitive nei mercati mondiali.

Il primo caso non è certo tecnicamente difficile da perseguire; casomai il problema è volerlo. Basterebbe smontare anche in parte la riforma Fornero delle pensioni, per creare buchi in bilancio da 15-20 miliardi di euro. O cancellare l’Imu senza contropartite.

Il secondo caso è certamente più complesso, e abbisogna di quella forte dose di politica che Visco auspica e che non aveva per scelta il governo Monti. Un indirizzo forte, seguito nel corso di un’intera legislatura, con tempi che permettano un lavoro lungimirante. Una bella idea ha bisogno di una legge che la veicoli, e poi di una serie di decreti e regolamenti che la realizzino nel concreto. Altrimenti si fa solo una bella cornice senza il quadro.

Cosa va fatto per trasformare quell’orizzonte in una promettente alba? Di cose da fare ce ne sono a bizzeffe. Da una politica energetica che riduca il costo a carico d’imprese e privati, a una sburocratizzazione che tagli tempi inutili e inutili passaggi di competenze; da una riforma degli enti locali che rimetta in chiaro le competenze di Stato, Regioni, Province e Comuni, a una lotta serrata alle mafie e alle occasioni di corruzione; dallo sviluppo d’infrastrutture ormai fondamentali come le autostrade digitali o i porti collegati agli interporti, a uno sblocco della macchina bancaria, ora in affanno. E poi un (leggero) allentamento delle tasse un po’ ovunque, perché la pressione è tale che sta diventando controproducente: la colossale tassazione dell’auto, ad esempio (l’automobile è il primo contribuente del Fisco italiano) ha fatto alla fine diminuire il gettito fiscale per il crollo degli acquisti di auto e di carburante. Eterogenesi dei fini.

Quindi la ricetta di Visco è complessa ma anche semplice: attenti ai conti, e rimbocchiamoci veramente le maniche. C’è qualche forza politica che la sottoscrive? O che ne presenti un’altra, di ricetta, spiegandoci però in che direzione alla fine ci porterà? Promettere di spendere di più, oppure di cancellare le tasse, aiuta a vincere le elezioni, ma anche a far perdere il sistema-Italia.

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