L’innovazione ha bisogno di passione e competenza educative

di Alberto CAMPOLEONI

Ragazzo al computer

Dopo la lunga pausa natalizia, sono riprese le scuole. E subito dietro l’angolo per allievi e genitori c’è l’appuntamento con le iscrizioni al prossimo anno scolastico, questa volta con la “novità” (non assoluta, in verità) delle procedure on line. Si comincia il 21 gennaio e ci sarà tempo fino al 28 febbraio. Le pratiche coinvolgeranno un milione e 600 mila famiglie e la spending review prevede che si abbandonino i costosi moduli cartacei a favore di un protocollo informatico che oltre al risparmio dovrebbe garantire facilità di accesso, comodità – addio alle code in segreteria – e più ampia informazione a supporto delle scelte da fare (via web si potranno anche spulciare le offerte formative dei diversi istituti, naturalmente collegandosi ai link appositi, passando dal sito internet del Ministero).

Coma si farà ad iscriversi? Basterà registrarsi al sito web (www.iscrizioni.istruzione.it) e inviare il modulo elettronico predisposto dalle scuole, che invieranno per e-mail la ricevuta alle famiglie. Attraverso una particolare applicazione sarà inoltre possibile per mamme e papà seguire l’iter della domanda fino al suo accoglimento definitivo. Naturalmente le scuole dovranno sostenere chi non ha un computer a casa offrendo «un servizio di supporto». La procedura vale per chi iscrive i figli alle scuole statali, mentre per le scuole paritarie «la partecipazione al progetto iscrizioni on line è facoltativa».

Un passo avanti, dunque, verso quella scuola moderna e “digitale” di cui si fa un gran parlare recentemente. Solo che c’è da immaginare che la “rivoluzione web” nelle segreterie – per la didattica la questione è ancora più complessa – non è così scontata. Non solo deve fare i conti con le attrezzature delle stesse scuole (che stanno adeguandosi in questi anni), ma anche con il cosiddetto digital divide e in particolare con la poca dimestichezza che tuttora hanno diverse famiglie con gli strumenti informatici. C’è da augurarsi che il “servizio di supporto” funzioni davvero. E non sarà utile solo dal punto di vista pratico – sul “come” fare le cose -, ma ancora di più su quello teorico, della “cultura” scolastica. Perché – e lo hanno già notato diversi commentatori – l’informatizzazione dei rapporti scuola-famiglia porta con sé anche e inevitabilmente modi diversi di avvertite la corresponsabilità e la partecipazione. Tuttoscuola, per esempio, sottolineava il timore che la già scarsa partecipazione dei genitori alla vita della scuola possa ulteriormente affievolirsi se il contatto con gli insegnanti sarà sostituito da flussi informativi sempre più dettagliati e frequenti. In sostanza, la cosiddetta “dematerializzazione” potrebbe finire con l’allontanare ancora di più i genitori dai processi scolastici invece che favorirne il coinvolgimento e, per certi versi, il “controllo”.

Stiamo attraversando un momento di passaggio molto delicato per quanto riguarda la cultura scolastica e le sfide che si propongono sono importanti. Non è in gioco solo l’innovazione (e la razionalizzazione, certo) piuttosto il complesso rapporto tra soggetti della scuola – istituzione, docenti, genitori, allievi – e più in generale l’orientamento stesso del sistema scolastico che non è e non può essere considerato solo alla stregua di una amministrazione.

Ben vengano le innovazioni, necessarie anche per abbattere una burocrazia mostruosa e soffocante che la scuola soffre soprattutto in classe. Insieme, però, c’è da auspicare una riflessione (e una formazione) costante che metta a fuoco strumenti e fini e permetta di mantenere e rafforzare i temi della centralità della persona che apprende, del coinvolgimento attivo di tutti i soggetti, della cooperazione educativa… Anche on line.

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