La tutela e l’applicazione della Carta “bussola” costante dell’operato del presidente emerito della Repubblica, morto domenica a Roma

Oscar Luigi Scalfaro

«La cosa che non dobbiamo mai fare è mettere le ciabatte ai piedi dei giovani, la cosa che dobbiamo sempre fare è mettere loro le ali perché possano osare le alte quote del pensiero e dell’azione». Una frase ripresa da un’intervista concessa anni addietro, dal presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, morto ieri a 93 anni. Una frase che si stacca da altre ascoltate e che si ascolteranno in questi giorni, ma che evidenzia la preoccupazione educativa di un uomo che ha scritto pagine importanti nella storia del nostro Paese, dalla Resistenza e alla Costituente fino agli anni più recenti.

Ormai tra gli ultimi protagonisti di quella stagione, Oscar Luigi Scalfaro ha svolto anche dopo la conclusione del suo mandato presidenziale un significativo lavoro di testimonianza e di attualizzazione della Costituzione. Non aveva avuto un ruolo di punta alla Costituente, pur avendo dato un contributo alla definizione del Consiglio Superiore della Magistratura. Ha invece giocato un ruolo rilevante nella crisi della Repubblica e nella faticosa transizione verso il nuovo assetto, quando si parlava di prima e di seconda Repubblica.

La scomparsa di Oscar Luigi Scalfaro, oltre all’omaggio a un’importante personalità, nel vivo di una nuova transizione, dagli esiti imprevedibili, rappresenta un forte invito a riflettere in prospettiva, proprio sulla scorta, da un lato, della Costituzione e della Costituente, dall’altro, cercando di trarre le opportune lezioni dalle modalità e dagli esiti della crisi degli assetti del sistema politico uscito dalla Costituente prodottasi ormai giusto vent’anni fa.

Perché per progettare i nuovi assetti che si dovranno definire nei prossimi mesi per i prossimi anni, non si può non fare riferimento alla Costituente e alla soluzione dei problemi emersi nel corso degli anni Ottanta, che è stata (o non è stata) realizzata nei primi anni Novanta.

Una serie di indicatori, infatti, sembra avvertirci che l’orologio dei grandi temi istituzionali, dal riassetto della seconda parte della Costituzione per garantire una maggiore efficienza decisionale e un più efficace bilanciamento dei poteri, alla riforma elettorale, sia ritornato appunto alla fine degli anni Ottanta. Le questioni sono ancora lì, da risolvere.

Alcune delle soluzioni che allora erano state ipotizzate – e non erano passate – sembrano ritornare di attualità, in particolare per quanto riguarda la riforma elettorale. Tutto è ovviamente avvolto nella più grande incertezza. Per realizzare nuovi assetti, infatti, servono attori adeguati, un personale e una leadership politica di spessore e soprattutto di qualità.

In questo senso la generazione dei costituenti, alla quale apparteneva anche Scalfaro, al di là degli esiti e degli sviluppi dei vari percorsi politici, ha ancora oggi molto da insegnare, a tutti. Anche per dare all’Italia, agli italiani, in particolare ai giovani, quel giusto orgoglio delle proprie origini e del proprio percorso, che, nel confuso processo di definizione delle istituzioni e delle politiche europee, deve e può giocare un ruolo di punta.

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