Il summit europeo sul lavoro, svoltosi a Parigi il 12 novembre, ha scelto l'Italia per la terza tappa di questo pellegrinaggio in cerca d’idee concrete e di “buone pratiche” per ridare slancio all’occupazione

lavoro giovani

Questa volta siamo fuori dal podio, per fortuna. L’Italia è infatti quinta nella triste classifica della disoccupazione giovanile nell’Unione europea con il 40,4% di under25 senza impiego (ultime cifre Eurostat), preceduta solo da Grecia – i cui dati non sono aggiornati né disponibili, ma comunque terrificanti -, Spagna, Croazia e Cipro. L’assenza di medaglie non nasconde il fatto che nel Belpaese le chance di lavoro per chi ha meno di 30 anni sono risicatissime, salvo qualche posto in nero, mal pagato, non tutelato. E c’è chi resta fuori da uffici e fabbriche anche ben oltre la trentina…

Sarà forse per questo, più che per le diplomatiche insistenze del premier Enrico Letta, che il summit Ue sul lavoro, svoltosi a Parigi il 12 novembre, ha scelto proprio l’Italia per la terza tappa di questo pellegrinaggio in cerca d’idee concrete e di “buone pratiche” per ridare slancio all’atrofica occupazione. Così, dopo le tappe in Germania e Francia, ad aprile l’appuntamento sarà nell’Urbe.

A Parigi i capi di Stato e di governo europei sono stati ancora una volta tutti d’accordo sul fatto che «la principale cura contro la disoccupazione è la crescita economica» (Van Rompuy), che «il destino dell’Europa si decide in base alle prospettive che offriamo ai giovani» (Merkel), tenuto conto che «la disoccupazione dei giovani è il grande incubo che ci portiamo dietro da questa crisi» (Letta). Gli Stati Ue cercano da alcuni anni di mettere una toppa al problema-lavoro, perché la creazione di nuovi posti sarebbe il vero sintomo della ripresa economica e sociale. L’Unione dei 28, con i pochi poteri che ha in questo campo, ci mette del suo: si pensi ad esempio alla cosiddetta “garanzia giovani”, unita alle opportunità di istruzione all’estero, alla valorizzazione dei titoli di studio su scala continentale, a qualche investimento produttivo nei cantieri transfrontalieri. Eppure, i risultati ancora non si vedono e spesso alle promesse dei governanti – di qualunque Paese e colore politico – non seguono i fatti necessari.

È evidente che per contrastare la disoccupazione è necessario che si rimetta in moto l’economia, e in questo senso le prospettive non sono proprio rosee nel breve periodo. Altrettanto vero è che con un po’ più di coraggio, con qualche iniziativa a sostegno delle imprese (investimenti, sgravi fiscali, minor burocrazia, formazione…) e una maggiore mobilità territoriale, qualche passo avanti sarebbe davvero possibile.

Il vertice primaverile di Roma (a poche settimane dal voto europeo del maggio 2014) potrebbe, se ben preparato, rappresentare un giro di boa, così da fare di Roma non solo la capitale d’Italia e della Cristianità, ma anche del “lavoro ritrovato”. L’opportunità non manca, dunque su le maniche.

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