Non dimenticare le persecuzioni, gli sgomberi, le sofferenze e i pregiudizi: è l’obiettivo della Giornata internazionale istituita dalle Nazioni Unite nel 1979

a cura di Raffaele IARIA

Non dimenticare le persecuzioni, gli sgomberi, le sofferenze e il pregiudizio che colpiscono il popolo dei rom e i sinti. È l’obiettivo della Giornata internazionale istituita dalle Nazioni Unite nel 1979 e che si celebra l’8 aprile.

Una giornata che ritorna ogni anno a «provocare sulla storia e sulla vita di un popolo europeo che conosce ancora molte discriminazioni e umiliazioni, mentre non viene riconosciuto il tesoro che custodisce». Così il direttore della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego. In Italia, in questi ultimi dieci anni, è cresciuta l’ostilità, il rifiuto di questo popolo. Un’indagine decennale sui valori degli italiani, pubblicata recentemente dall’Università Cattolica, ha sottolineato questa crescente distanza nei confronti dei rom, persone che il maggior numero degli italiani non vorrebbe come vicini di casa. Anche l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) registra nei confronti dei rom la percentuale maggiore di discriminazioni nel nostro Paese.

Un popolo della vita

«Nel tesoro che i rom e i sinti custodiscono, che in questa Giornata internazionale si desidera ricordare – aggiunge monsignor Perego – c’è certamente l’attenzione e la cura della vita. Il popolo rom in Italia è un popolo di bambini, ragazzi e giovani. Le famiglie rom sono aperte alla vita. L’anziano rom è al centro della vita familiare e sociale. La Chiesa che cammina con i rom, è chiamata a riconoscere questo tesoro di vita e, nello stesso tempo, aiutare la città e la società a salvaguardarlo». Troppe volte ancora, anche nel nostro Paese, i figli dei rom «anziché essere riconosciuti e tutelati – sottolinea il direttore della Migrantes – sono esposti ad adozioni arbitrarie, strappati alle loro famiglie. Troppe volte gli sgomberi non tutelano il diritto alla casa e alla scuola dei minori. Troppe volte le famiglie e i bambini rom non hanno pari opportunità». I rom e i sinti, 12 milioni in Europa e 170mila in Italia, «sono un popolo della vita – evidenzia monsignor Perego – che insegna alla nostra cultura e società la centralità della persona e la precedenza delle persone alle cose. Sono “i poveri” – tra quelli ricordati da Papa Francesco nel suo magistero di queste prime settimane di pontificato – che oggi invitano “i grandi” a non perdere i valori fondamentali su cui costruire il futuro delle nostre famiglie e città».

Custodire dignità e valore della famiglia

L’11 giugno 2011 questo popolo è stato ricevuto in udienza da Benedetto XVI che in quell’occasione ha voluto ricordare loro come «la ricerca di alloggi e lavoro dignitosi e di istruzione per i figli sono le basi su cui costruire quell’integrazione da cui trarrete beneficio voi e l’intera società. Date anche voi – aveva detto Papa Ratzinger – la vostra fattiva e leale collaborazione, affinché le vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo! Numerosi tra voi sono i bambini e i giovani che desiderano istruirsi e vivere con gli altri e come gli altri. A loro guardo con particolare affetto, convinto che i vostri figli hanno diritto a una vita migliore. Sia il loro bene la vostra più grande aspirazione!». Da qui l’invito a «custodire la dignità e il valore delle vostre famiglie, piccole Chiese domestiche, perché siano vere scuole di umanità».

Fare di più

Alla vigilia della Giornata, Amnesty International ha denunciato che l’Unione europea non sta facendo abbastanza per porre fine alla discriminazione dei rom negli Stati membri. «L’Ue deve attuare immediatamente le numerose misure a sua disposizione per sanzionare i governi che non contrastano la discriminazione e la violenza ai danni dei rom – ha detto John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International -. Si tratta di comportamenti contrari alle norme e ai principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani su cui è stata fondata l’Ue».

Alcuni appuntamenti

La Giornata internazionale di oggi viene chiamata del Romano Dives, in ricordo del primo storico congresso mondiale rom tenutosi nel 1971 vicino Londra, che vide riuniti intellettuali e politici di origine rom in rappresentanza di vari Paesi europei. In quell’occasione si decise di adottare la bandiera rom e l’inno internazionale Dijelem Dijelem. Per l’occasione, oggi, presso la Presidenza del Consiglio, si svolgerà un convegno al quale parteciperanno numerosi esponenti delle comunità rom e sinti. Sarà anche l’occasione per fare il punto sulla Strategia nazionale d’inclusione dei rom, sinti e Caminanti, approvata dal Consiglio dei ministri il 24 febbraio 2012. Questa mattina il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, riceverà una delegazione di giovani rom a Montecitorio. Tra questi, informa l’Associazione 21 luglio, un ragazzo vittima degli sgomberi forzati, una giovane laureata del Sud Italia, uno studente che vive in una micro area milanese, una madre residente in uno dei “villaggi attrezzati” della Capitale e un apolide di fatto. Giovani che rappresentano, spiega l’associazione, «l’eterogenea realtà dell’universo rom in Italia, con il loro carico di problemi, ma anche con le loro speranze e i loro sogni».

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