Una comune responsabilità sottolineata dal Papa nel discorso al Corpo diplomatico

Benedetto XVI

C’è un tono positivo e fiducioso, nel tradizionale discorso del Papa al Corpo diplomatico, che sembra contrastare con i gravi fatti (come in Nigeria) e le previsioni critiche con cui è iniziato l’anno. La ragione è nella luce e nella gioia del Natale, come lo stesso Benedetto XVI ha ricordato negli interventi durante le feste. Ma è anche in una prospettiva di azione che si riassume intorno a due nodi. Il primo è la rinnovata scommessa sui giovani. Il secondo è l’invito a fare della crisi, che percorre tutto il mondo, «uno sprone» a «riprogettare risolutamente il nostro cammino, con nuove forme di impegno» e «nuove regole». Ne consegue la necessità di riappropriarsi dell’essenziale.

Ecco, allora, i fondamenti, puntualmente elencati, a partire dalla famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo con una donna, e dall’apertura alla vita, a proposito della quale non mancano alcuni segnali incoraggianti.

Più problematico lo stato di salute di un altro pilastro essenziale, la libertà religiosa, «il primo dei diritti umani, caratterizzata da una dimensione individuale, come pure da una dimensione collettiva e da una dimensione istituzionale». È un diritto ancora «troppo spesso limitato o schernito». Si continua a essere uccisi per la fede e i martiri continuano a essere soprattutto i cristiani, in Asia, con la figura emblematica del ministro pachistano Shabbaz Bhatti, e in Africa, e non solo in Nigeria, con gli attacchi alle chiese e le stragi proprio durante le feste natalizie.

Benedetto XVI invita a moltiplicare gli sforzi in sede internazionale anche per l’ultimo dei fondamentali ricordato nel discorso, il rispetto per il creato, nella prospettiva di uno sviluppo umano integrale, che contempli anche la lotta contro la povertà. In questo quadro è da incoraggiare il rafforzamento delle Organizzazioni internazionali che strutturano la «famiglia delle Nazioni», cui la Chiesa continua a guardare con fiducia.

Aumentano d’altra parte gli Stati accreditati presso la Santa Sede, così come la presenza della Santa Sede negli organismi internazionali. Dall’osservatorio vaticano, ovviamente, più che il quadro dei rapporti di forze, su cui molto si discute dopo la pubblicazione del nuovo orizzonte strategico Usa, che conferma la centralità del Pacifico e dell’Asia, conta la prospettiva della pace e dello sviluppo. Non sono mancati, dunque, i riferimenti al Sud Sudan, al Medio Oriente, a diverse regioni dell’Africa. Come non è mancato un saluto speciale per l’America Latina, con l’eco della recente celebrazione in Vaticano e del prossimo viaggio in Messico e a Cuba.

Ritorna in questo modo il tema della gioventù, dei giovani, nella concretezza della loro energia e dei loro ideali, che era stato al centro anche dell’altro importante discorso di bilancio e di programma, quello rivolto alla Curia romana poco prima di Natale. E proprio questa è, da un lato, la comune responsabilità, dall’altro la grande risorsa per uscire davvero dalla crisi.

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