Sempre più città sostituiscono spazi di cemento con nuove aree “ecologiche”. Senza pesare sulle casse comunali, ma solo col costante impegno di volontari

di Gemma DELL’ACQUA

orti urbani

Pomodori, basilico, peperoni, zucchine. E poi ancora: insalata, fagiolini e carote. Sono alcuni dei prodotti che crescono negli orti urbani, nati grazie all’impegno di volontari che non solo coltivano a chilometro zero, ma cercano nei centri storici aree degradate per trasformarle in oasi di campagna in città.

Dalla sua nascita, intorno al 2010, la rete degli orti urbani di Italia Nostra, in collaborazione con Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), continua a crescere, vedendo quasi quadruplicare la sua superficie complessiva (passata da 1 milione di mq agli oltre 4 milioni del 2015).

Sempre più persone scelgono di coltivare fiori, frutta e verdura in aree abbandonate, trasformandole in orti urbani. Un fenomeno sociale, questo, in continuo aumento forse proprio perché nato da una considerazione molto semplice: il quartiere in cui abitiamo merita di essere migliorato e impegnandoci in prima persona le cose possono cambiare.

Per i Comuni gli orti urbani rappresentano un’ottima occasione per recuperare a costo zero aree abbandonate e degradate, rendendole ordinate e profumate, strappandole così alla sporcizia e all’incuria. Per anziani e disabili costituiscono un momento di aggregazione e partecipazione alla vita sociale. Per le scuole diventano laboratori di coltivazione e di sperimentazione all’aria aperta. 

Così sono già centinaia i Comuni italiani che stanno realizzando nuovi orti urbani. Milano stessa – sulla scia di Expo 2015 – sta diventando la città degli orti: a oggi quelli comunali sono 400, estesi su una superficie di circa 28 mila mq di terreno, assegnati per ora solo a persone anziane e in difficoltà. La sfida per il futuro – anche per i restanti 7 mila Comuni italiani che ancora non li hanno introdotti nei loro quartieri – sarà quella di aprire questi spazi pubblici a tutti i cittadini (senza limiti di età o professione). Proprio come stanno già facendo, con risultati positivi, Ferrara, Padova, Bologna, Torino e L’Aquila. Tutte città, queste, che riconoscono il benessere civico prodotto dal coltivare un orto urbano.

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