I dati dell’Osservatorio della Società Italiana di Pediatria ci restituiscono un ritratto sconvolgente dei ragazzi italiani, fra fumo, droghe e ipersessualizzazione. Speriamo che se la cavano...

di Emanuela VINAI

Adolescenti

Qualche sera fa gli studenti della terza media del quartiere festeggiavano la fine della scuola e l’esame imminente. Hanno voluto fare una festa come nelle serie americane, come i ragazzi grandi, quelle con il ballo in palestra e i volantini che avvisano i vicini del possibile disturbo: è inutile che chiamate i vigili urbani o i carabinieri, lo sanno già che siamo noi…

Arrivavano a piedi, a gruppetti, maschi con maschi e femmine con femmine. Oppure da soli, portati dalla mamma e fatti scendere qualche metro prima, perché gli altri non possano vedere la piccola vergogna di non essere ancora abbastanza indipendenti. Era una di quelle sere che a Roma ti riconciliano con il mondo: un venticello malandrino, la luce del tramonto che riesce a essere sfolgorante e soffusa, nell’aria il profumo dei gelsomini e dei tigli.

Nei giardini di fronte alla scuola, aspettando che aprissero i cancelli, le dinamiche di relazione si dipanavano nella consueta apparenza irresoluta che segna l’età ingrata, in cui piccoli non si è più e grandi non si è ancora. Le ragazzine volteggiavano con disinvoltura, truccate e acconciate, seduttrici acerbe, con abitini variopinti e già variabilmente succinti. I maschi ciondolavano tra loro più impacciati, con addosso la goffaggine della prima adolescenza, sbruffoni e sgraziati nei pantaloni troppo nuovi e camicie bianche per un età adulta ancora tutta da conquistare.

A guardarli – così diversi, eppure così uguali a mille altri adolescenti di tante generazioni – si fatica a leggere i dati dell’Osservatorio della Società Italiana di Pediatria nello studio su Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani. Dal 1997, la Sip indaga annualmente un campione nazionale di adolescenti che frequentano la terza media (12-14 anni). Dai dati emerge che sono sempre più gli adolescenti che navigano su Internet per più di 3 ore al giorno (21,3% del totale – dato 2012) e questo li rende più inclini al rischio: fumano e bevono di più, leggono di meno, hanno un rendimento scolastico inferiore, hanno comportamenti sessuali più “adultizzati”, praticano meno sport. E, in percentuale superiore alla media, trascorrono anche più di tre ore al giorno davanti alla televisione (17,3 vs 29,3%): veri e propri videodipendenti. In altre parole, l’uso massiccio di Internet e Tv, in mancanza di un’adeguata responsabilità da parte dei distratti genitori, spinge i ragazzi ad assumere comportamenti sempre più liberi e trasgressivi.

Questo aiuta a comprendere anche i numeri forniti dall’ultimo Rapporto Eurispes, che evidenzia un significativo aumento del consumo di droga e alcool negli adolescenti italiani. Ci troviamo già al di sopra della media europea, con oltre 500mila studenti delle scuole medie superiori che hanno consumato cannabis, poco più di 60 mila cocaina e 30 mila oppiacei, su una popolazione scolastica pari a 2,5 milioni di ragazzi. Età media del primo contatto: 15 anni. Ma la trasgressione più cercata trova spazio soprattutto nell’ipersessualizzazione: un adolescente su 4 sarebbe affetto da dipendenza da pornografia. Disponibile ogni giorno, ogni ora, da pc, smartphone e tablet, il sesso facile disabitua a relazionarsi con persone e contesti reali, diminuendo sempre di più il desiderio verso un autentico oggetto d’amore, scatenando comportamenti compulsivi ed emulativi, distorcendo l’immagine femminile e dell’amore.

Aumentiamo l’attenzione. La società dei consumi cerca di rendere (e di vendere) i ragazzini come più adulti e smaliziati di quanto non siano in realtà: arroganti per insicurezza, scettici per disillusione, bulli per isolamento. Perdersi è un attimo, nei giardini di fronte alla scuola.

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