Rosangela Lodigiani, sociologa della Cattolica: «In una società fortemente individualizzata, la famiglia è laboratorio creativo di amore, cura, e solidarietà, ma anche luogo della fatica e di difficoltà che chiedono di essere accompagnate»

di Martino INCARBONE

Rosangela Lodigiani

«Il paradosso del nostro Paese – racconta Rosangela Lodigiani (nella foto), sociologa della Cattolica di Milano, a proposito della 47ª Settimana Sociale dei cattolici italiani – vede da un lato la consapevolezza diffusa del ruolo decisivo che la famiglia svolge come soggetto sociale, capace di produrre importanti “esternalità positive”, a beneficio di tutta la società, e dall’altro lato non trova corrispondenza in adeguate misure di sostegno, valorizzazione, promozione di questo fondamentale ruolo». I lavori si sono alternati tra sessioni plenarie in cui i delegati ascoltavano i relatori, e otto sessioni tematiche parallele in cui sono state messe a fuoco questioni problematiche e proposte di intervento con il contributo attivo di tutti i delegati.

Quali sono state le sottolineature più interessanti emerse dalla 47ª Settimana Sociale?
Il primo elemento trasversale alle molte riflessioni emerse riguarda il metodo con cui approcciare il tema della famiglia, riconoscendone punti di forza e fragilità. In una società fortemente individualizzata come la nostra, la famiglia è laboratorio creativo di amore vicendevole e reciprocità, educazione, cura, accoglienza dell’altro, solidarietà, primo fondamentale luogo di costruzione del legame sociale; ma è anche luogo della fatica, del sovraccarico, del disagio, delle difficoltà che chiedono di essere accolte e accompagnate. Sono le famiglie che nella quotidianità affrontano con coraggio il travaglio di questi tempi a essere la vera risorsa e speranza per il futuro per il Paese, laddove attivano al proprio interno straordinarie risposte di aiuto reciproco e spingono istituzioni e attori locali verso nuove forme di collaborazione. Una seconda sottolineatura è la necessità di riconoscere gli intrecci fondamentali esistenti tra famiglia, società ed economia – intreccio su cui peraltro invitava a riflettere già il documento preparatorio – e insieme di riflettere le ambivalenze, le tensioni e le contraddizioni che in tali intrecci si nascondono.

Quale gruppo di lavoro ha seguito? Quali i temi principali emersi?
Ho partecipato al gruppo famiglia e welfare. Ecco, quello del welfare è proprio uno degli ambiti in cui l’intreccio di cui ho appena parlato mostra la sua importanza, ma anche la sua ambivalenza. Sarebbe molto lungo affrontare compiutamente questo punto. Faccio solo un esempio. Pensiamo al welfare familiare che ha consentito – soprattutto in questi anni di crisi, ma anche prima – di salvaguardare il benessere in particolare di giovani, bambini, anziani. Ma non senza costi o contraccolpi. Di questi dobbiamo essere avvertiti per non ridurre la famiglia a mero ammortizzatore sociale, non solo perché è molto più di questo, ma perché rischiamo di prosciugarne le energie, mentre dobbiamo aiutare tali energie a rinnovarsi. Non per caso, tra i tanti temi toccati nel gruppo di lavoro, è emerso chiaro il bisogno di trovare risposte nuove in più direzioni (servizi relazionali, riforma fiscale, promozione delle reti…), con un complesso di politiche proporzionali dell’autonomia e di sostengo nella difficoltà, che accompagnino la famiglia lungo il suo corso di vita e i momenti di transizione».

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