Succede a padre Giulio Albanese. Nel numero di giugno il dossier “Dopo l’epidemia, una globalizzazione diversa”

Gianni Borsa
Gianni Borsa

Gianni Borsa, già redattore del settimanale varesino Luce e direttore del settimanale lecchese Il Resegone, due storiche testate della diocesi di Milano, con una lunga esperienza nell’ambito dell’agenzia Sir per la quale è inviato a Bruxelles a seguire l’attualità europea, è il nuovo direttore di Popoli e missione, mensile della Fondazione Missio. Lo annuncia don Giuseppe Pizzoli, direttore di Missio, salutando «padre Giulio Albanese che ci ha accompagnato con competenza in questa missione per ben 13 anni», nell’editoriale del numero di giugno.

Un numero dedicato ad approfondire lo scenario mondiale che ci attende a seguito della diffusione del Covid-19. «Dopo l’epidemia, una globalizzazione diversa», recita lo strillo di copertina dedicato al dossier centrale della rivista. «Una giovane mamma indiana con il suo bambino in braccio, gli occhi del piccolo pensierosi e spaventati dietro la mascherina: l’immagine di copertina – spiega la redazione della Fondazione Missio – è un’istantanea del momento storico in cui viviamo, in cui si cerca di intravvedere cosa ci aspetta oltre la paura». «Un mondo al di là di queste mura», titola l’editoriale di Pizzoli, che mette in rilievo il ruolo della Chiesa nei Paesi colpiti dal Covid-19, attraverso le testimonianze dei missionari che contribuiscono «alla formazione e sensibilizzazione delle persone, anche nei villaggi più sperduti, perché sappiano difendersi così da arginare il più possibile la diffusione della pandemia».

Tra i servizi da segnalare quelli sulla situazione in India e in Nicaragua attraverso la voce dei missionari e anche il punto sui progetti di cooperazione “congelati” dal lockdown in molti Paesi e per la mancanza di fondi; una inchiesta sulla regolarizzazione degli immigrati al lavoro nei campi italiani e il sistema del caporalato; la testimonianza di suor Angel Bipendu, medico congolese in servizio in una struttura sanitaria della Val Brembana, in prima linea contro la tempesta del Covid-19.

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