Diritto alla tutela e dovere di cura al centro di un convegno organizzato dalla Caritas Ambrosiana in collaborazione col Coordinamento nazionale comunità di accoglienza della Lombardia

Aumentare, in maniera importante, la percentuale di spesa pubblica da destnare alle politche sociali per minori e famiglie e defnire al più presto i livelli essenziali di assistenza. Queste le due priorità emerse nel corso del convegno “Dirito alla tutela. Dovere di cura. Bambini e ragazzi, bene comune tra responsabilità sociali e carenze di risorse”, organizzato da Caritas Ambrosiana in collaborazione con Cnca (coordinamento nazionale comunità di accoglienza) Lombardia.

Oggi la percentuale di spesa pubblica italiana destnata alle politiche sociali per minori e famiglie è infatti pari all’1,4%, cifra che piazza l’Italia agli ultimi posti nell’Europa dei 27. Un dato non giustifcabile con la crisi economica, che negli ultimi anni ha colpito il nostro Paese, viste le percentuali molto più alte stanziate da Paesi economicamente non così distanti da noi (se non più in difficoltà), quali l’Irlanda, al secondo posto con una percentuale che si attesta al 4% (fonte Eurostat, rapporto 2009).

Per una reale esigibilità del diritto di tutela per i minori (tema a cui si è richiamati dall’Europa per l’alta percentuale di povertà minorile in Italia e dall’Onu in riferimento alla Carta dei diritti dell’infanzia), appare poi necessario defnire i livelli essenziali di assistenza, quale elemento comune a livello nazionale a cui riferirsi nella costruzione delle risposte territoriali.

Di fatto la tutela del minore richiede la costruzione di una visione comune di insieme in cui bambini e ragazzi siano guardati come soggetto del bene comune, valore vitale del presente che deve condizionare e orientare le politiche economiche e non dipendere da esse: una giustizia restitutiva che parta dagli ultimi, da quanti vivono condizioni di svantaggio e povertà.

Ma non è quasi mai così. Perché se è vero che le spese per minori e famiglie rappresentano il 38,9 % delle aree di intervento di spesa comunale, è altrettanto vero che rappresentano solo il 3,6% delle aree di intervento della spesa regionale (Elaborazione Sda Bocconi su dati regionali). Questo comporta un disequilibrio tra il trattamento offerto da Comuni di grandi dimensioni (capaci di metere in campo risorse importanti in questi settori) rispetto a quelli che possono garantire quelli di piccole o piccolissime dimensioni.

Per questo la tutela e la cura del minore deve diventare una priorità della politica, tradotta nei territori in pratiche e processi di corresponsabilità in cui diversi attori pubblici e privati, in una chiara distinzione delle titolarità, ma accomunati dall’interesse per il bene “pubblico”, compartecipino non solo alla spesa, ma anche, e soprattutto, a una condivisione e negoziazione delle scelte.

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