Consumatori più ottimisti. Questo appare dai dati dell’Istat. Ma, sebbene migliorino le attese in generale, rimangono in difficoltà le famiglie

di Andrea CASAVECCHIA

consumatore

Nel Paese si intravedono piccoli segnali di ripresa. Soffia una leggera brezza che mostra un’iniezione di fiducia. Almeno questo appare dai dati sulla fiducia dei consumatori, rilevati a marzo dall’Istat. Il giudizio sulla situazione economica del Paese è meno negativo e addirittura ci si attende in futuro un miglioramento: l’indice che misura le attese passa dopo molto tempo in positivo da -20 di febbraio a +2.

Quando la rilevazione arriva a sondare la situazione delle famiglie la situazione è contraddittoria: si registra comunque un miglioramento della situazione economica, peggiorano invece di 3 punti i giudizi sul bilancio familiare. Allo stesso tempo tra i rispondenti aumentano quelli che giudicano opportuno risparmiare ora: «Il saldo cresce a 123 da 113» dice l’Istat; invece diminuiscono quelli che si aspettano possibilità di risparmiare in futuro: «Il saldo passa a -57 da -54».

Dalla rilevazione deduciamo che, sebbene migliorino le attese in generale, rimangono in difficoltà le famiglie. Questa difficoltà nasce soprattutto dalla sfiducia verso il futuro che percepiscono le famiglie. Molto probabilmente è dovuta dalla mancanza di politiche strategiche che su di esse investono. Una cecità che il nostro Paese paga caro, perché come rileva l’economista Luigi Campiglio «la famiglia è il fondamentale centro decisionale delle spese per i consumi e investimenti» quindi se non si agisce per potenziare le risorse dei nuclei familiari non si investe in strategie di lungo respiro. Ma la cecità si paga anche sulla lunga distanza, perché famiglie senza fiducia sulle condizioni economiche sono anche meno incentivate e meno sostenute a sperimentare la genitorialità. Tanto che in Italia l’incidenza della povertà cresce all’aumento del numero di figli.

L’iniezione di fiducia allora dove porterà? Rimarrà un fuoco fatuo se non cambiano le prospettive, perché finirà per alimentare il consumo individuale dentro una logica chiusa che guarda solo a se stessi. Una logica che invece la famiglia non si può permettere perché è obbligata per sua costituzione, per prossimità, a prendersi cura dell’altro.

Si rischia di sprecare un’altra occasione se si cede a politiche contaminate da una logica iper-individualista, della quale ci dobbiamo liberare. Come ricorda il cardinale Angelo Bagnasco nella sua prolusione al Consiglio permanente della Cei «bisogna andare contro la corrente di un individualismo scellerato che – applicato i vari campi dell’esistenza privata e pubblica – porta a camminare sulla pelle dei poveri, a non aver tempo di fermarsi accanto alle moltitudini ferite sulla via di Gerico. È una visione iper-individualistica all’origine dei mali del mondo, tanto all’interno delle famiglie quanto nell’economia, nella finanza, e nella politica».

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