Gontero (Agesc): negli altri Paesi, comprese le nazioni più laiciste, «la libertà di educazione è un bene acquisito». In Italia stanziamento minimo (soli 500 milioni di euro) con l’aggiunta della stangata dell'Imu

a cura di Francesco ROSSI
Agenzia Sir

giovani a scuola

In Europa «la libertà di educazione è un bene acquisito; l’Italia, però, fa eccezione». Lo ricorda Roberto Gontero, presidente nazionale dell’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche), una delle sigle che hanno firmato il documento “Per una scuola della società civile attraverso l’autonomia e la parità” (rivolgendosi «a tutte le forze politiche affinché nel corso della prossima legislatura portino a compimento i principi costituzionali dell’autonomia e della parità, per adeguare il nostro sistema d’istruzione e di formazione ai parametri europei e alle sfide culturali, sociali ed economiche della complessa contemporaneità»).

Nell’orizzonte europeo

Ed è proprio al contesto europeo che guarda il presidente dell’Agesc, laddove «si ritiene che quel bene pubblico per bambini e ragazzi costituito dalle scuole cattoliche sia così importante da non poter discriminare le famiglie nella scelta dell’istruzione per i propri figli». Un momento, quello della scelta della scuola, al quale l’Agesc, in quanto associazione di genitori, presta particolare attenzione, assieme a una preoccupazione per «dare risposte, assieme alla Chiesa, al territorio e alla politica», a una «emergenza educativa» di cui tanti parlano, non ultimi i vescovi italiani negli Orientamenti pastorali per il decennio in corso: «Se in pressoché tutta l’Europa, comprese le nazioni più laiciste, viene sostenuta la libertà d’educazione, non capiamo perché da noi sia ostacolata».

Correggere la miopia

Il richiamo alla politica, secondo il presidente, è una questione di equità. «Tutte le famiglie – sostiene – pagano le tasse che servono a finanziare la scuola pubblica statale, ma senza beneficiarne in alcun modo se mandano i figli a una paritaria». Una «miopia ormai cinquantennale», derivante da «motivazioni ideologiche antistoriche», che Gontero auspica venga quanto prima corretta, dal momento che «un governo che ha a cuore il bene del Paese dovrebbe tener presente il milione di famiglie che scelgono la paritaria, facendo risparmiare allo Stato 6 miliardi e 200 milioni». Eppure oggi, a fronte di un tale risparmio, «il fondo per le paritarie è di soli 500 milioni, che vanno in massima parte alle scuole primarie», il cui ruolo sussidiario è sotto gli occhi di tutti. Imu, «imposta ingiusta». Minimo è, dunque, lo stanziamento, ma bisogna pure aggiungere una tassazione pesante e, a detta del presidente Agesc, ingiustificata. Nel mirino vi è l’Imu che, secondo l’attuale formulazione, «va a colpire una parte di scuola pubblica, ovvero proprio quella paritaria». Per evitare l’imposta, bisognerebbe dimostrare che non vi è alcun lucro, a partire dalla riscossione della retta scolastica. «Ma come si fa ad andare avanti con una retta simbolica?», si chiede Gontero, ricordando che «ci sono da pagare i locali, le utenze, le attrezzature didattiche, gli insegnanti…». E, alla fine dei conti, il costo di uno studente che va in una scuola paritaria è «meno del 50%» rispetto a chi frequenta un istituto statale. «È un’imposta ingiusta», sentenzia, nella speranza che le «contraddizioni» ora presenti vengano presto corrette. A questo riguardo, è stato favorevole l’incontro tenutosi alcuni giorni fa al Ministero delle Finanze, nel quale – fa sapere Gontero – i funzionari ministeriali «hanno detto in maniera chiara che questo regolamento verrà modificato».

Richiamo per la politica

Venendo al documento sottoscritto in vista dell’imminente scadenza elettorale, questo vuol essere «un richiamo alle coalizioni che si presentano perché nei programmi elettorali venga messo in risalto il tema dell’educazione e, nello specifico, della scuola: come migliorarla, come portarla a livelli europei». Un’attenzione, precisa Gontero, che «vogliamo sia per tutto il sistema d’istruzione e formazione professionale, e non solo per le paritarie», ruotando intorno a tre cardini. Dapprima, la possibilità di «attuare realmente il regolamento sull’autonomia, mai applicato nelle statali»; poi «permettere la libertà di scelta educativa per migliorare tutto il sistema»; infine, «rendere possibile una valutazione del sistema scolastico, che costituirebbe uno stimolo per migliorare e porsi obiettivi maggiori». A queste priorità, secondo l’Agesc, va però aggiunta una quarta attenzione, per «potenziare la formazione professionale, che è la miglior risposta alla questione della dispersione scolastica», ma che sconta tuttora carenze, soprattutto al Sud. In sintesi, il documento si pone come una sorta di «programma di lavoro», per il quale non servono grandi riforme, «basta applicare meglio le leggi che abbiamo». Tuttavia, «ci vuole una volontà politica per puntare sull’educazione e sulla formazione dei ragazzi, dando una priorità – conclude – che ancora non vediamo nei programmi politici, e che delude le famiglie italiane».

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